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Diario > Febbraio 2007 > Spedizione Mt. Kenya 3.2.2007: il CAI di Acqui a Babadogo

Spedizione Mt. Kenya 3.2.2007: il CAI di Acqui a Babadogo

E’ sabato e le strade di Nairobi sono come sempre trafficate.
Oggi per World Friends e’ una giornata particolare. Nel corso della settimana sono arrivati numerosi ospiti, alcuni volontari e gli “intrepidi scalatori” del CAI (Club Alpino Italiano) di Aqui Terme che si arrampicheranno sul monte Kenya in onore del cinquantesimo anniversario del Club e, approfittando del soggiorno a Nairobi, visiteranno i progetti da loro supportati anche attraverso questa missione.

Un Land Cruiser verde militare da 12 posti parte da Flora Hostel, i passeggeri indossano tutti una maglietta blu, con una bandiera keniana da un lato e una italiana dall’altro, al centro il monte Kenya e sotto una scritta "Una luce di speranza per l’Africa", il motto della missione di solidarieta', che riprende il significato del nome del Monte Kenya: la montagna della luce.Nella seconda auto, come guida, Gian, il coordinatore medico di World Friends; chiude il corteo un fuoristrada con a bordo l'inviato speciale RAI che partecipera' alla scalata.

Siamo diretti a Babadogo, una baraccopoli di Nairobi dove World Friends supporta le iniziative di una ONG locale, ACREF.
ACREF e’ un’organizzazione di giovani artisti nata in modo autonomo e da noi sostenuta fin dai suoi primi passi. Il Centro ACREF e' un posto dove, chiudendo un cancello, ci si puo’ dimenticare la dura realta’ di Babadogo, un luogo dove giocare, dove imparare l’arte per avere qualcosa di educativo nella vita, dove non si corre per discariche a cielo aperto sguazzando per fogne putride, dove non si sniffa colla, dove violenza e squallore possono essere momentaneamente tolti da sotto gli occhi dei bambini.
La terra e’ stata comperata grazie ai missionari Comboniani mentre la struttura che funge da teatro e’ stata da noi costruita ed attrezzata grazie ai fondi della regione Piemonte, del Comune di Acqui Terme, della Diocesi e della Caritas di Acqui Terme e altri vari comuni dell'Acquese. Qui lavorano numerose persone di cui due direttamente stipendiate da World Friends.
L’utilizzo del teatro come sala cinematografica e gli spettacoli degli artisti di ACREF generano un introito che viene utilizzato per la gestione del centro.

Finalmente il nostro gruppo arriva a Babadogo, posteggiamo in una vicina parrocchia. Mentre aspettiamo l’arrivo dei volontari di ACREF il cameraman RAI intrattiene i nostri alpinisti con racconti sull’Afghanistan.
Ci incamminiamo verso il centro ACREF, finisce l’asfalto, iniziano fango, spazzatura, fogne a cielo aperto. Alle bancarelle di vestiti si sostituiscono bettole che vendono alcolici, per strada alcuni bambini giocano con un copertone, i piu’ attivi rincorrono una palla fatta di plastica e spago, altri sniffano colla.
Dopo poche centinaia di metri arriviamo alla meta. I bambini ci aspettano seduti sui gradini del teatro, sono tanti e visibilmente felici di vedere qualcosa di nuovo. Entrando ci troviamo sul palcoscenico, tutti vestiti di blu e muniti di macchina fotografica. Per un momento e’ come se noi fossimo gli artisti e dagli spalti partono urla di approvazione ogni volta che scatta un flash.
Ci sediamo. Inizia lo spettacolo.
Entra in scena una bambina che, con l’introduzione degna di un professionista, presenta le sue amiche ballerine. Mentre il ritornello della loro canzone dice “I bambini piangono tra le braccia delle proprie madri”, due piccoli gattonano oltre la porta d’ingresso, guardano spaesati. “ma cosa fanno queste?” sembrano chiedersi, stupiti del fatto che a Babadogo si faccia spettacolo.
Lo show continua con la musica suonata e ballata dagli adulti. Il cantante, Ramadan, si distingue per una voce particolare mentre gli altri artisti coinvolgono l’audience trascinando sul palco i nostri ospiti. Inizia una sorta di trenino dove gli italiani cercano di stare al passo con i ritmi dell’Africa. Una cosa evidentemente non facile, a ballo concluso i bravi alpinisti hanno un po' di fiatone, ma il primo imbarazzo e' passato e sono visibilmente coinvolti e commossi.
Guardando verso gli spalti si vedono alcune bimbe con in braccio i fratelli, dietro di loro, sul tetto di una palazzina lontana, dei ragazzini guardano e ballano nudi mentre lavano i vestiti.
Lo spettacolo si conclude. All’uscita ci aspetta la sovrappopolazione dello slum, bambini sbucati dal nulla camminano con noi, molti vogliono tenerci la mano. Un dito ciascuno e sono tutti contenti. Sfoderano le poche parole d’inglese che conoscono: i nomi dei loro amici e delle loro scuole.

I nostri ospiti sembrano soddisfatti, felici di questa manifestazione di vitalita’ africana, in un posto d' inferno dove hanno contribuito a creare sviluppo. Un piccolo sviluppo nella vita dei bambini: i grandi sorrisi dei loro volti. Un carico di energia per affrontare la spedizione.

Martin von Braunmuhl


Posted: 06/02/2007 8.44.44 by Katerina Cigulevska | with 0 comments