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Diario > Febbraio 2011

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Ogni giovedì presso il Neema Hospital si tiene un incontro di formazione per il personale dell’ospedale;  lo scorso 17 febbraio è stato un giorno davvero speciale perché i relatori erano 4 rappresentanti della Mayo Clinic, una prestigiosa organizzazione no profit americana  diventata famosa in tutto il mondo per il raggiungimento di assistenza sanitaria di ottimo livello a basso costo.

I relatori, dottori James R. Munis, Robert J. Friedhoff, Jukka Räsänen e Brian P. McGlinch, hanno tenuto il loro incontro in una sessione mattutina ed un’altra pomeridiana sui seguenti argomenti: monitoraggio durante l'anestesia, valutazione e gestione nei casi di cattiva respirazione, strategie per l'interpretazione dell'aritmia negli elettrocardiogrammi e gestione dei maggiori traumi (per esempio quelli conseguenti ad una esplosione).

All’uscita del corso una delle infermiere del Neema Hospital non mi ha nascosto il suo entusiasmo per aver avuto una tale opportunità di formazione. “Credo davvero che il Neema Hospital possa fare la differenza a Nairobi. In città ci sono tanti ospedali di qualità, ma costano tantissimo. Nei sobborghi della città, o negli slum, ci sono invece molti dispensari, quasi tutti gestiti dalle missioni religiose: sono utili perché gratuiti e perché ben distribuiti sul territorio, ma non danno un servizio costante ai pazienti, perché rappresentano comunque un costo per chi li gestisce. Il Neema Hospital è invece diverso: offre un ambiente pulito e spazioso a tutti, offre servizi sanitari dal lunedì al venerdì e soprattutto è composto da un personale medico e infermieristico di qualità, a cui è data una formazione continua e gratuita che permette a tutti noi di apprendere le tecniche più specializzate di ogni settore d’intervento”.

Mary W., e come lei tanti altri medici e infermieri del Neema, erano davvero felici di aver potuto seguire un seminario del genere.
E anche i relatori della Mayo Clinic sono rimasti ben impressionati dal Neema Hospital , in particolare dalla formazione costante a cui è sottoposto il suo personale. “La formazione è fondamentale per un medico, a qualsiasi latitudine del mondo si trovi”, ha detto uno degli ospiti. “Venendo qui a Nairobi e vedendo con i miei occhi come il Neema funziona, ho capito perché il Medical Board of Kenya (l'ordine dei medici) ha riconosciuto il Neema Hospital come centro per la formazione continua del personale medico”.

Riconoscimento che, in Kenya, non posseggono più di 10 centri ospedalieri.

Melania Bruno
World Friends Italia

Posted: 22/02/2011 12.22.20 by | with 0 comments


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Stamattina siamo andati in una scuola di Kahawa, una zona suburbana di Nairobi.
Ho accompagnato Hesbone, Susane and Opiyo che con l’aiuto di World Friends portano avanti il programma “Education for Life”: vanno infatti in alcune scuole (circa 17) di questa zona per affrontare insieme agli studenti alcune sfide che la vita offre.
Faccio una premessa: le lezioni nella maggior parte delle scuole si tengono principalmente in inglese, lingua franca in un paese in cui si parlano tantissimi idiomi a seconda dell’etnia di provenienza (kikuyu, luo...); lingua ufficiale e’ lo swahili.
Nell’incontro di stamane si parlava di obiettivi. Alla domanda “che cos’e’ per voi un goal (obiettivo, appunto), un ragazzo ha subito risposto “e’ quando metti la palla dentro la porta”, e tutti si sono messi a ridere.
Subito dopo si e’ tornati alla serieta’, perche’ un altro bambino (avevano dagli 11 ai 14 anni) ha detto “un obiettivo e’ qualcosa che tu vuoi raggiungere”. Di li’ in avanti l’incontro ha regalato solo sorprese: un goal e’ anche un qualcosa per cui hai lavorato tanto, o uno scopo.
E alla domanda “qual e’ il vostro obiettivo?”, le risposte sono state molteplici: diventare un medico, un giornalista, un insegnante, un pilota. Mi hanno colpito molto queste aspirazioni perche’, confrontandomi poi con una mia collega italiana, ci raccontavamo come molti bambini italiani, che magari incontri nelle scuole o nelle parrocchie, alla stessa domanda rispondono spesso “voglio vincere al Superenalotto”. Come se il sogno nel cassetto non sia piu’ legato a un qualcosa che si e’, ma solo a quanto si ha.
Questi ragazzi africani hanno le idee chiare anche su come si raggiungono tali obiettivi: studiando e lavorando molto, con il sacrificio e una giusta gestione del tempo (“se la mattina dormi tanto, non vai a scuola, e se non vai a scuola non puoi imparare nulla e percio’ non raggiungi nessun obiettivo”), con la fiducia nelle tue forze, usando bene il tempo libero, non arrendendosi ma andando avanti provando e riprovando.
E le idee erano chiare anche su quali sono, secondo loro, gli ostacoli che impediscono il raggiungimento di un obiettivo – forse state pensando alla mancanza di denaro? Beh, a me e’ venuto in mente, perche’ le condizioni della loro vita sono ben al di sotto della soglia di poverta’ e per loro sarebbe difficile andare ad una scuola superiore a pagamento, figuriamoci all’universita’.
Sapete invece cos’hanno risposto?
Che per loro i veri ostacoli sono: le cattive amicizie, la gente cattiva, il cattivo uso del tempo libero, la pigrizia, il rinviare sempre le cose a domani, la mancanza di serieta’.
Io sono rimasta senza parole...

Spero davvero che, anche grazie al programma Education for Life di WF, da quella classe uscira’ un medico, un giornalista, un insegnante, un pilota...

Melania Bruno
World Friends Italia
Posted: 17/02/2011 14.33.05 by | with 0 comments



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Dal centro di ACREF ci siamo spostati di poco per raggiungere una delle scuole della baraccopoli di Babadogo. Queste scuole vengono chiamate “informali” perche’ non sono governative (dove l’iscrizione e’ gratuita), ma private (a pagamento). So che puo’ sembrare assurdo quello che ho appena scritto, e cioe’ trovare scuole private in uno slum, ma le scuole “informali” sono tante nelle varie baraccopoli di Nairobi perche’ quelle pubbliche sono spesso costruite altrove, in zone considerate piu’ sicure ma lontane dai bambini.
La retta scolastica ovviamente non e’ equiparabile alle decine di scuole inglesi/americane/europee che affollano Nairobi...

In questa scuola 2 infermiere,  Ruth ed Esther, hanno tenuto una sessione del Safe Motherhood Programme di World Friends: l’obiettivo e’ promuovere la salute riproduttiva delle ragazze e tutelare la maternità sicura e responsabile. Le lezioni sono rivolte anche ai ragazzi perche’ e’ necessario che anche loro conoscano le potenzialita’ del proprio corpo e di quello delle ragazze.
Ovviamente l’imbarazzo iniziale e’ tanto, ma poi sia i ragazzi che le ragazze sono portati a parlare di se’, delle proprie esperienze, delle conoscenze che loro hanno sulla crescita, caratteriale e fisica.

Prima dell’inconro Esther mi ha spiegato che l’alto tasso di gravidanze precoci in baraccopoli e’ strettamente legato al livello di poverta’ delle famiglie. Alcune ragazze, potremmo anche dire bambine, si offrono agli uomini per avere qualche spiccio da dare alla madre per comprare qualcosa da mangiare. Oppure ci sono casi in cui in una famiglia “allargata” (non mi riferisco al senso occidentale del termine, ma ad un network parentale costretto a vivere in 10-15 persone sotto lo stesso tetto di lamiere), la promiscuita’ tra ragazzi di entrambi i sessi favorisce i rapporti prematuri.
Si capisce che il programma di World Friends non puo’ risolvere i problemi economici di queste famiglie, ma ad esempio puo’ insegnare alle ragazze che la gravidanza e’ legata al ciclo mestruale, o che prendere un anticoncezionale (la pillola, ad esempio) non protegge dal pericolo di contagio dell’Aids, un vero flagello in queste aree urbane africane.

PS. Ho provato a contare quanti ragazzi ci fossero in quella classe: mi sembra 96...

Posted: 16/02/2011 15.41.53 by | with 0 comments


In attesa della cerimonia di inaugurazione dei reparti Maternita' e Fisioterapia, sono andata a visitare alcuni progetti di World Friends a Nairobi, Kenya.

Quando pensavo al programma di fisioterapia nelle baraccopoli di World Friends, non immaginavo che avrei trovato cosi’ tanto... rumore! E anche a lezione di pilates (in Italia) mai avrei pensato che gli stessi palloni elastici (quelli enormi, avete presente?) li avrei trovati qui in Africa.

Come sono connesse le due cose?
Al centro di ACREF, un’associazione locale con cui collabora WF, due volte a settimana vengono 3 fisioterapisti del Neema Hospital a tenere delle sessioni dedicate a bambini disabili o con problemi motori. Avendo visto sempre le foto di queste sessioni, non avevo mai realizzato che un bambino con i muscoli atrofizzati o con la spina dorsale che ha difficolta’ a portare il peso dell’intero corpo, nel momento in cui il medico gli massaggia la schiena o gli fa fare stretching alle gambe possa urlare come un forsennato!

Eppure la scena appena descritta non ispirava terrore o dispiacere, ma serenita’.
Anche Alice, una bambina di soli 7 mesi, era “strapazzata” dalla fisioterapista e piangeva, ma accanto aveva sua madre che la incoraggiava, seduta anche lei sui tappetini dove si svolgono le sessioni. Quando siamo arrivati c’erano diversi bambini: chi era impegnato sulla palla, chi nello stretching, chi nel rafforzamento dei muscoli delle gambe, chi camminava con l’aiuto di un carrellino, chi... veniva dondolato in una specie di altalena, perche’ per un bambino la fisioterapia deve essere anche divertente, come se fosse un gioco. A Nairobi come a Roma e come in qualsiasi altro posto del mondo.
I bambini coinvolti nel programma vanno dai 15 ai 25 per volta; il numero dipende anche dalle condizioni climatiche: se nei giorni precendenti ha piovuto molto (come ha fatto nei giorni scorsi) le strade degli slum diventano dei pantani inespugnabili, e le mamme sono costrette a rinunciare.
Ho parlato sempre di mamme e non di papa’ perche’ la figura paterna e’ spesso assente negli slum, soprattutto nei casi di bambini nati disabili o con problemi cerebrali. La disabilita’ spesso e’ considerata dai padri una colpa delle madri, che non hanno “saputo” portare a termine la gravidanza nella maniera “giusta”.

Melania Bruno
World Friends Italia


Posted: 16/02/2011 7.13.17 by | with 0 comments


Lo staff di World Friends Kenya ha ricevuto questa lettera da una delle mamme aiutate attraverso il Progetto Afema. Di seguito il contenuto:

Vorrei ringraziare World Friends con tutto il mio affetto e la mia devozione per aver sostenuto le rette scolastiche di mia figlia F. Per una madre single come me le rette della scuola, soprattutto quelle per bambini con necessità speciali come mia figlia, che è sorda, sono molto care e troppo spesso una buona scuola non è economicamente accessibile per molte di noi che vivono in baraccopoli.
Il sostegno di World Friends ha aiutato mia figlia a poter continuare la sua istruzione, che è un dono fondamentale che ogni genitore dovrebbe dare ai propri figli. Il mio desiderio è che l’istruzione data a F. le permetta di mettere a frutto tutte le sue potenzialità.
Grazie infinite, che Dio vi benedica,
Irene Anyango


Il suo grazie lo giriamo a quanti di voi hanno aderito a questo progetto e a quanti lo faranno in futuro!


Quante sono le persone disabili o diversamente abili in Kenya?

È difficile ottenere una risposta certa dalle stime ufficiali. Nel 2007, il Kenya ha firmato la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, con la quale diversi paesi si impegnano a promuovere e tutelare i diritti delle persone diversamente abili, inserendo il tema della disabilità nelle politiche nazionali per lo sviluppo e nel Censimento.
Il recente Kenya Census 2009, i cui risultati sono stati resi noti il 31 agosto 2010 dal Kenya National Bureu of Statistics, presenta una sezione apposita dedicata alle persone con disabilità. Secondo questo documento sarebbero 1.330.312, ovvero circa il 3.5% della popolazione.
Una cifra di gran lunga inferiore rispetto alle ultime stime delle organizzazioni internazionali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, almeno 3 milioni di kenioti vivrebbero con delle disabilità.

Erika Zepponi - World Fiends Kenya
Helena Pes - World Friends Kenya
Melania Bruno - World Friends Italia

Posted: 08/02/2011 15.40.25 by | with 0 comments