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Diario > Febbraio 2011 > Il progetto fisioterapia nelle baraccopoli

Il progetto fisioterapia nelle baraccopoli

In attesa della cerimonia di inaugurazione dei reparti Maternita' e Fisioterapia, sono andata a visitare alcuni progetti di World Friends a Nairobi, Kenya.

Quando pensavo al programma di fisioterapia nelle baraccopoli di World Friends, non immaginavo che avrei trovato cosi’ tanto... rumore! E anche a lezione di pilates (in Italia) mai avrei pensato che gli stessi palloni elastici (quelli enormi, avete presente?) li avrei trovati qui in Africa.

Come sono connesse le due cose?
Al centro di ACREF, un’associazione locale con cui collabora WF, due volte a settimana vengono 3 fisioterapisti del Neema Hospital a tenere delle sessioni dedicate a bambini disabili o con problemi motori. Avendo visto sempre le foto di queste sessioni, non avevo mai realizzato che un bambino con i muscoli atrofizzati o con la spina dorsale che ha difficolta’ a portare il peso dell’intero corpo, nel momento in cui il medico gli massaggia la schiena o gli fa fare stretching alle gambe possa urlare come un forsennato!

Eppure la scena appena descritta non ispirava terrore o dispiacere, ma serenita’.
Anche Alice, una bambina di soli 7 mesi, era “strapazzata” dalla fisioterapista e piangeva, ma accanto aveva sua madre che la incoraggiava, seduta anche lei sui tappetini dove si svolgono le sessioni. Quando siamo arrivati c’erano diversi bambini: chi era impegnato sulla palla, chi nello stretching, chi nel rafforzamento dei muscoli delle gambe, chi camminava con l’aiuto di un carrellino, chi... veniva dondolato in una specie di altalena, perche’ per un bambino la fisioterapia deve essere anche divertente, come se fosse un gioco. A Nairobi come a Roma e come in qualsiasi altro posto del mondo.
I bambini coinvolti nel programma vanno dai 15 ai 25 per volta; il numero dipende anche dalle condizioni climatiche: se nei giorni precendenti ha piovuto molto (come ha fatto nei giorni scorsi) le strade degli slum diventano dei pantani inespugnabili, e le mamme sono costrette a rinunciare.
Ho parlato sempre di mamme e non di papa’ perche’ la figura paterna e’ spesso assente negli slum, soprattutto nei casi di bambini nati disabili o con problemi cerebrali. La disabilita’ spesso e’ considerata dai padri una colpa delle madri, che non hanno “saputo” portare a termine la gravidanza nella maniera “giusta”.

Melania Bruno
World Friends Italia


Posted: 16/02/2011 7.13.17 by | with 0 comments