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Diario > Gennaio 2007 > WSF 20.01.07: Inaugurazione

WSF 20.01.07: Inaugurazione

La disorganizzazione fa in qualche modo parte di una manifestazione lasciata all’iniziativa spontanea di tutti quanti.
E’ stato difficile oggi seguire i vari stadi della cerimonia inaugurativa. La marcia per la pace in partenza da Kibera si sovrapponeva ad altre simili iniziative, mentre al centro logistico del Social Forum si cercava ancora di creare una sorta di programma.
Qui i più attivi erano gli appartenenti al "Landless people movement" che con balli e canti portavano l’attenzione su uno dei tanti problemi che tocca da vicino la gente di Nairobi, le evizioni forzate che coinvolgono chi vive nei sobborghi e negli slum di questa citta’. Due milioni di persone su tre milioni d’abitanti.
L’evento che ha dato ufficialmente il via al Social Forum è stata la marcia che dallo slum di Kibera ha portato il corteo fino all’ Uhuru Park. A questa hanno principalmente partecipato organizzazioni religiose ed i tanti bambini che in una baraccopoli non hanno molto di meglio da fare. Erano presenti anche numerosi stranieri, i più interessati a riprendere l’evento.

La vera e propria cerimonia inaugurativa ha avuto luogo nel pomeriggio e, davanti ad una folla di migliaia di persone, hanno iniziato a farsi eco gli slogan per un mondo migliore, o meglio, per un altro mondo possibile.
Il compito di scaldare il publico è stato lasciato a Wahu Kahara (attivista keniana) la quale, con energia coinvolgente, ha dichiarato l’intento di dire al mondo quello che vogliamo, sostenendo che ora le porte sono aperte e ognuno può prendere il suo spazio.
Altri contributi sono stati dati da Chiko Ottakar, brasiliano ed uno dei principali fautori del primo social forum di Porto Alegre, e dall’ex presidente dello Zambia, Kenneth Kaunda. Quest’ultimo, purtroppo, sembrava essersi dimenticato di non essere ad un comizio elettorale, ed ha costretto il pubblico a perdere l’energia che avevano trasmesso gli inframmezzi musicali. Il suo discorso è durato un’ora e la gente oramai voleva ballare. Fortunatamente pero’ siamo in Africa ed il rispetto per un Mzee, un anziano, non manca mai. Se l’anziano in questione è inoltre uno dei più noti combattenti per l’indipendenza dal colonialismo, allora tutto è concesso.
Non sono poi mancati gli oramai famosi slogan anti Bush ai quali sono seguiti appelli per una Palestina libera. La causa di quest’ultima è stata sostenuta da un’attivista palestinese la quale ha sicuramente ecceduto nel manifestare contro Israele. Il social forum è di tutti, forse non di Bush, ma sicuramente degli Israeliani.
La comunità europea è stata rappresentata da un nostro connazionale, Flavio (e basta), il quale si è scusato per quello che i nostri nonni hanno fatto e per quello che noi non stiamo facendo oggi.

Martin von Braunmühl
Posted: 21/01/2007 8.52.13 by Katerina Cigulevska | with 0 comments