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Diario > Gennaio 2007 > WSF 23.01.07: seminario WF "I diritti dei bambini"

WSF 23.01.07: seminario WF "I diritti dei bambini"

È MATTINA

Sono partita da casa verso le sei e mezza per arrivare al Kasarani Stadium intorno alle 8: la città è congestionata dal traffico molto più del solito durante questa settimana di mobilitazione sociale e di “turismo responsabile”.
Alle otto e mezza è previsto il nostro seminario dal titolo “Street Children’s Rigths”, il secondo dei tre che World Friends ha proposto per il World Social Forum. Mi sono trovata pienamente coinvolta nell’organizzazione dell’evento: il disegno del grande striscione, i volantini da distribuire, le persone da contattare per i seminario, i centri di riabilitazione e le scuole da visitare per invitare i bambini a dare una testimonianza di vita.
Abbiamo lavorato “in squadra”, condividendo idee sui temi più importanti da trattare e le modalità di svolgimento del seminario; abbiamo identificato i rappresentanti delle organizzazioni attive nella difesa dei diritti dei minori, tra cui ANPPCAN che in Kenya si occupa delle cause legali dei bambini che hanno subito abusi, THE CRADLE che svolge ricerca e consulenza per la protezione dei minori, e infine ACREF, il partner in loco di World Friends che da sempre lavora nel contesto delle baraccopoli, a contatto con le scuole governative per arricchire i programmi educativi. L’entusiasmo non è mai mancato, c’è stata sempre, nella fase di preparazione, una grande fiducia nelle nostre capacità di proporre tematiche sentite sia in Kenya che altrove.
Eppure oggi mi ritrovo ad aspettare un’ora e i moderatori del seminarios, mentre molti europei e americani affluiscono nell'aula del seminario, incuriositi anche dal grande e colorato striscione che, a dispetto di questi diritti negati, ci presenta un bambino che ride: è proprio la forza di questi bambini keniani ad accresce la curiosità di molti visitatori. E oggi il nostro programma prevede una rappresentazione teatrale e uno spettacolo acrobatico di due gruppi di giovanissimi studenti.

LA DISCUSSIONE


Mentre la gente prende posto e si fanno le prove per il microfono, finalmente ci raggiunge trafelato il nostro primo moderatore, Gilbert che parlerà ai bambini del significato dei "diritti umani".
Come ieri, anche oggi siamo circondati da gruppi di ragazzi e studenti, ma tra la platea intravedo anche giovani ragazze europee e americane printe a prendere appunti, e alcune coppie anziane visibilmente incuriosite dall’evento.

Uno dopo l’altro gli interventi dei nostri invitati rapiscono gli sguardi, e l'attenzione degli ascoltatori aumenta; abbiamo anche il tempo per le domande, e molte sorgono proprio da parte dei giovani ragazzi degli slums.
Prima della performance dei bambini, leggiamo insieme la “Indian Children’s Declaration”: sono i nostri amici che da Nuova Dehli ci hanno pregato di leggere insieme ai bambini delle scuole keniane questa dichiarazione del novembre 2006, quando in India si è svolto il Forum Sociale. Vi si rivendicano molti dei diritti che né in Kenya, né India sono oggi rispettati: si chiede che ogni bambino possa andare a scuola, possa mangiare; si chiede di fermare il lavoro minorile, la prostituzione; si chiede che i bambini del mondo vengano protetti dai propri governi. È una ragazza dagli occhi intelligenti e dalla voce profonda che si offre di leggere al microfono la dichiarazione dei bambini indiani: dopo un grande applauso, lei sorride. Non c’è stato un solo cedimento di tono nella sua voce.
Le tre ore sembrano passare in fretta: si pongono domande e dubbi; e si discuterà ancora nell’ultimo seminario che abbiamo organizzato per oggi, “Soluzioni sostenibili al problema dei bambini di strada in Kenya”.

LA CONCLUSIONE

La nostra discussione si conclude con un testo recitato a memoria dai bambini della baraccopoli di Kangemi del Centro UPENDO (amore, in kiswahili); e con uno spettacolo acrobatico dei bambini del Centro di SHAINGILIA che all’aperto si esibiscono per quasi mezz’ora circondati da un pubblico entusiasta e sconcertato di fronte a tanta meraviglia: piedi che si muovono svelti, braccia tese che sostengono mani di corpi allungati in verticale, gambe che volano a ritmo dei tamburi, tra i vestitini rosa delle bambine e le piume blue e verdi dei ragazzi.
Gli applausi lasciano stupefatti anche noi, sembra che questa mattinata abbia avuto l’effetto desiderato. Una signora, apparentemente indiana è rimasta molto colpita, dice, dall’intervento del nostro George Otieno, che rivolgendosi a bambini e agli adulti ha descritto i principali problemi della vita nello slum; ha raccontato l’esperienza di chi vive alle soglie della povertà e di tutti quei bambini che cui troppo spesso è negato il diritto ad andare a scuola, ad imparare e quindi prendere coscienza delle problematiche sociali ed economiche di questo paese. Per questo, afferma George, è solo l’educazione che porta ad un’alternativa. La donna indiana è in realtà canadese, e si offre e ci propone uno scambio educativo tra scuole canadesi e scuole degli slums di Nairobi: vorrebbe diffondere la coscienza delle differenze sociali nel mondo tra le scuole del Canada, un paese del “nord” dove si dimentica facilmente -mi dice con disappunto- di essere dei privilegiati, e dove non si riflette sulle condizioni dell’educazione negli altri paesi e non si immagina neanche cosa sia la vita dei bambini delle baraccopoli del Kenya.

Angelica Alhaique
Posted: 24/01/2007 11.56.19 by Katerina Cigulevska | with 0 comments