Già prima di inaugurare il WSF 2007, a Nairobi molti esprimevano il loro disappunto per l’ipocrisia di un evento che vorrebbe dar voce alla gente comune, alle popolazioni delle nazioni del mondo, prima tra tutte quella che ospita il Forum questo anno; un evento che è risultato invece il riunirsi elitario di persone e gruppi già molto attivi, e coscienti dei problemi sociali ed economici del nostro tempo; una grande conferenza quindi che non è stata in grado di aprirsi ai tanti che rappresentano davvero lo sfruttamento da parte delle nazioni più ricche dei più svantaggiati: i ragazzi e le famiglie degli slums di Nairobi non hanno potuto accedere al Forum Sociale Mondiale per via del costo d’entrata.
Per entrare non bastano i 500 scellini del “biglietto”, bisogna aggiungervi i 40 per andare e tornare dal Kasarani Stadium se si vive in città, e almeno altri 30 se si viene dalla baraccopoli.
Se ne è parlato tra amici e nei gruppi di giovani attivi nelle baraccopoli; se ne è discusso in parte sui giornali; ma ancora di più se ne è parlato in occasione di quel Forum “parallelo” organizzato da alcune ONG keniane al Jeevanjee Garden di Nairobi.
Riportiamo qui i commenti del Daily Nation, il giornale più diffuso in Kenia insieme allo Standard, relativi sia alla questione della cancellazione del debito dibattuta al World Social Forum, che ai problemi emersi dal Forum “alternativo” del Kenia che si è concluso ieri sotto la bandiera
“Un Kenia migliore è possibile”.
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DAL “DAILY NATION” DEL 23 GENNAIO 2007, NAIROBI, KENIA
Maatahi per la cancellazione del debito
Il Premio Nobel Wangari Maatahi ha rinnovato ieri la sua chiamata ai paesi occidentali per cancellare il debito del Kenya, che si aggira intorno ai bilioni di scellini e di tutti gli altri paesi poveri. Maathai ha richiesto ai leader delle chiese locali di lanciare l’appello per la cancellazione del debito con i paesi del G8.
“ Come chiese abbiamo un compito morale di alzarci e far sentire la nostra voce ai leader del G8 per ricordare a quelle nazioni ricche che i debiti sono illegittimi”, dice la Maathai, e continua: “la crisi del debito resta una delle ragioni chiave che ostacola la lotta alla povertà come così nel continente africano, come in Asia e in America Latina”.
Secondo gli esperti il Kenia ha ripagato più di 3,5 trilioni di scellini per 1.1 trilioni originariamente prestati da creditori esterni.
Nel budget 2005/2006 per esempio il Ministero delle Finanze ha proposto che 112 bilioni di scellini siano spesai per riparare il debito.
La professoressa Maathai ha detto: “Se il debito illegittimo deve essere cancellato, le chiese, le organizzazioni della società civile e i parlamentari avranno bisogno di aumentare la pressione sui leader politici del nord e del sud per farlo”.
Ma Martin Kivuva, vescovo della Chiesa Cattolica, pensa che non ha senso che la popolazione si attivi per la cancellazione del debito quando non esiste la giustizia: “come noi spingiamo i paesi donatori a cancellare il debito del Kenia, così i funzionari governativi dovrebbero dimostrare di usare i soldi pubblici in modo trasparente”, ha detto il vescovo di Machakos al forum ecumenico.
E ha anche affermato: “I partecipanti occidentali hanno cercato di convincere i proprio governanti ad attuare una politica di comprensione nei confronti dei Pesi poveri dell’Africa per cancellare quelle condizioni che colpiscono i lavoratori poveri”.
Altrove, il Ministro della Cultura e dello Sport in collaborazione con l’UNESCO e il Ministero dello Sviluppo Sociale sta esplorando la possibilità di stabilire un forum che serva da piattaforma per il dialogo e lo scambio di idee tra chi promuove lo sviluppo sociale a livello regionale e internazionale. Il Ministro è intervenuto alle sessione aperta dell’incontro tra i partners dello Sviluppo Interregionale all’Hotel Windsor Golf.
(MIKE MWANIKI/ NYABONYI KAZUNGU)
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DAL “DAILY NATION” DEL 23 GENNAIO 2007, NAIROBI, KENIA
500 scellini: troppo costoso entrare al World Social Forum
Centinaia di keniani e di stranieri si sono affollati ai Giardini Jeevanjee ieri a Nairobi in occasione della versione “locale” del Forum Mondiale. L’evento parallelo in città è stato organizzato da organizzazioni non governative locali per chi non può permettersi di pagare i 500 scellini richiesti per entrare al World Social Forum al Moi Stadium, Kasarani di Nairobi. Ma i delegati europei, americani e di molti altri parti del mondo hanno hanno lasciato i dibattiti al Kasarani per ascoltare le questioni cruciali espresse dalla gente comune del Kenia qui al Jeevanjee Garden.
“Il costo del biglietto è troppo alto per i keniani più poveri, e il Forum è localizzato in un’area troppo lontana dalla maggior parte delle baraccopoli di Nairobi”, ha affermato un rappresentante dell’Assemblea dei cittadini, tra gli organizzatori dell’evento..
“Abbiamo organizzato un Forum parallelo gratuito, per offrire la possibilità di esprimersi a tutti coloro che non possono essere ascoltati al Kasarani Sport Centre, ha detto.
Lo slogan conduttore del Forum è “Un Kenia migliore è possibile”, ispirato a quello ufficiale “Un altro mondo è possibile”.
I dibattiti si sono svolti sotto due tendoni: in uno si è parlato del ruolo dei giovani e della leadership; della pace e della giustizia rispetto ad una politica mondiale basata sul commercio; e di come le nazioni sviluppate stiano sfruttando quelle povere.
Nell’altra tenda i partecipanti del “Bunge la Mwananchi”, il Parlamento popolare, hanno discusso di problemi quali la disoccupazione, l’insicurezza, la povertà, e lo scontento politico e sociale.
Il Forum keniano, che è iniziato Lunedì 22 gennaio, si è concluso il giorno successivo.
sia il Segraario Generale dell’ ODM (Orange Democracy Movement), Anyang’ Nyong’o che l’ex Segretario della Commissione per la revisione della Costituzione, Lumumba, sono intervenuti agli incontri dell’inaugurazione.
Angelica Alhaique