WSF Nairobi, 19 Gennaio 2007: il Preludio
A Novembre molte delle organizzazioni presenti nel paese, con sede a Nairobi, già erano attive: riunioni e incontri per pianificare le proprie attività in occasione del World Social Forum.
Tutto era iniziato, nulla sembrava fermo, e gli ultimi arrivati pensavano a come potersi inserire nell’onda continua di piani e programmi. Oggi, dopo tre mesi, a due giorni dall’apertura ufficiale del Forum Mondiale, molti altri arrivano: dall’Europa, dall’Asia e dagli Stati Uniti.
Alcuni per assistere, ascoltare e partecipare; altri per riprendere, fotografare, scrivere; c’è chi ancora pensa di essere in tempo per organizzare un’attività da presentare allo Stadio nazionale del Kenya, il Moi Sport Stadium, anche detto Kasarani Centre dove dal 22 al 25 si svolgeranno seminari, incontri e rappresentazioni. Sono più di mille e quattrocento gli eventi che in cinque giorni si succederanno, dalla mattina alla sera, con una presenza di quasi duemila organizzazioni da tutto il mondo.
A Nairobi molte iniziative sono nate dal movimento cattolico legato alla Caritas Internationalis, una Confederazione di 162 organizzazioni cattoliche per lo sviluppo sociale che lavorano in più di duecento paesi “per la costruzione di un mondo di giustizia, pace e di diffusione di solidarietà a livello mondiale”. A Nairobi la Caritas si è unita al network di 169 tra Chiese, Consigli Nazionali cristiani e istituzioni chiamata AACC (All Conference of Churches), presenti in 39 paesi in Africa. Da questi due filoni è nata l’iniziativa “Caritas/AACC Ecumenical Platform”, una piattaforma formata propriamente per il WSF al fine di facilitare la partecipazione delle chiese a questo evento mondiale del 2007: l’obiettivo è “creare uno spazio di testimonianza e sinergia, innalzare la voce morale delle chiese in Africa sulle questioni e i temi di giustizia sociale considerati nelle giornate del forum mondiale”.
E fin ora questa iniziativa si è aperta a molte altre istituzioni e organizzazioni keniane e internazionali libere o aconfessionali, intessendo una rete particolarmente attiva che, a Nairobi, vorrebbe “catturare” le forze sociali, diffondendo tra le comunità lo spirito del Social Forum, nella comune idea dello slogan “Another World Is Possible”.
L’onda lunga di incontri e iniziative ha travolto anche noi, nella prospettiva di un comune senso di partecipazione al Forum Mondiale.
A Novembre, quando già tutto sembrava oramai in corso ci siamo inseriti in attività in parte già pianificate: identificate le aree di nostro interesse, il problema dell’HIV/AIDS, e la condizione dei bambini in Kenya, siamo entrati nella rete di organizzazioni diverse che si occupano dei medesimi temi.
In pochi mesi non solo è stato creato una gruppo di lavoro fortemente coinvolto nelle attività a favore dei bambini di strada, orfani e bambini malati degli slum, ma si è anche diffusa una coscienza di collaborazione ampia, anche più del previsto. La maggior parte delle associazioni del nostro gruppo di lavoro sono keniane: molti sono educatori sociali, altri giovani volontari. L’obiettivo è portare all’attenzione internazionale il lavoro che si svolge con i bambini, di riabilitazione, educativo, di cure e prevenzione, di protezione dei minori e dei più vulnerabili; un lavoro che ha in molti casi radici lontane, che nasce dalla sensibilità di giovani keniani che hanno vissuto le stesse esperienze dei bambini che oggi a Nairobi girano per le strade, di quelli che, abbandonati, vivono in centri di riabilitazione, di quei giovani che nel contesto delle baraccopoli hanno cercato una via di fuga, o meglio, di ricostruzione e miglioramento delle loro vite.
La partecipazione è in questi casi molto sentita. Manca forse una migliore connessione con l’organizzazione logistica del Social Forum. Chi siano i promotori, il perché sia nato un Forum Mondiale, chi siano le persone che arrivano da tutti i paesi riversandosi nelle strade di Nairobi come un’improvvisa presenza “bianca” non compresa a fondo dalla maggior parte dei keniani: sono dubbi che restano e che nessuno sa quanto siano diffusi.
Eppure siamo andati avanti, fino alle soglie del grande evento: discussioni e meeting per decidere le tematiche più rilevanti di cui parlare durante i seminari del 22 e del 23 gennaio; incontri informali per incontrare insegnanti ed educatori e capire l’esperienza di cui dare testimonianza.
Lunedì si inizierà con un seminario sui “Paradossi della vita di strada” e martedì con due seminari dal titolo: “Diritti dei bambini”, e “Soluzioni sostenibili al problema dei bambini di strada in Kenya”.
Il nostro Programma “Education for Life” che proponiamo nella scuole primarie e secondarie degli slum di Nairobi, verrà presentato nell’ambito dei nostri gruppi di lavoro: è una testimonianza di come si possa incidere sullo stile di vita dei più giovani, formandone la coscienza sociale, e diffondendo nelle scuole la consapevolezza della possibilità di prevenire il virus HIV e di proteggersi dall’AIDS.
La salute, ancora: sempre al centro della vita dei più vulnerabili, è un tema che i nostri medici, in Kenya da più di 20 anni, conoscono bene. Il Dr. Washington Njogu, responsabile di vari progetti WF, presenterà la sua esperienza relativa ai programmi di prevenzione della trasmissione del virus per via materno fetale, durante un seminario organizzato da WF insieme alla Caritas, in cui si parlerà e di prevenzione e di cura dei malati di HIV/AIDS.
Aspettiamo almeno duecento persone per ogni seminario, ma non possiamo in realtà prevedere il reale numero di partecipanti.
Evidentemente le migliaia di iniziative che verranno proposte al Kasarani Sport Centre si succederanno come in una ruota in discesa: la speranza è che ci si fermi ogni tanto, poiché è in fondo questo quello che un forum richiede: lo spazio in cui ci si siede insieme per condividere idee dubbi e soluzioni.
Un programma non c’è ancora, ma in fondo siamo ancora al 19 e l’inaugurazione è solo domani!
Nel prato tagliato all’inglese del Kenyatta Conference Centre, in town, una decina di tendoni in questi giorni sono stati allestiti per accogliere keniani e stranieri in cerca di informazioni. Da ieri ci si può anche registrare, pagando l'equivalente di circa cinque euro se cittadino keniano, ottanta se straniero. Per noi è la terza mattina di tentativi, per superare lo scoglio della registrazione: un procedimento estremamente complesso in apparenza, anche se l’unica cosa che si ottiene dopo diverse attese alla Co-operative Bank e dopo i lenti dialoghi con i volontari alle porte del Conference Centre, l’unica cosa che si ottiene, appunto, è una collanina di perline colorate legata ad un cartellino su cui scrivere il proprio nome. Siamo in cinque a voler partecipare, se non tutti i giorni, almeno uno. Visto che l’entrata giornaliera non è contemplata, siamo costretti a pagare una cifra enorme; da qui l’idea di presentare alcune delle nostre patenti di guida keniane a testimonianza che, a dispetto del colore della nostra pelle, anche noi siamo keniani, anche noi viviamo qui; e cosi' scopriamo che esiste anche la tariffa per i kenya residents, noi appunto, e risparmiamo quasi duecento euro.
Ottenuti i nostri cartellini che ci apriranno le porte del Kasarani, siamo solo in attesa del programma definitivo: lo si riceverà domani.
Domani: giornata inaugurale al Huhru Park di Nairobi dove si terrà una sorta di marcia della pace. Molti gruppi e network locali hanno deciso di organizzare degli eventi anche al di fuori del Kasarani: è forse questo il lato più interessante di tutto l’evento.
Quanti keniani possono permettersi di pagare cinquecento scellini per un cinque giorni di eventi, seminari o spettacoli che siano? Probabilmente meno della metà. Significa che molti, soprattutto giovani e bambini, potranno partecipare direttamente a Festival, seminari e incontri proprio vicino casa: nei quartieri più poveri, nello slum, nella periferia. Il significato sta nella mobilitazione: la capacità di gruppi e comunità di attivarsi senza passare per l’ufficiale centro organizzativo. Sensibilizzare i vicini di casa, gli amici, i giovani della propria comunità rende ogni evento che si terrà al di fuori del Kasarani Centre maggiormente significativo: i bambini e le famiglie, le donne e gli anziani vedranno portati allo scoperto le problematiche sociali, economiche che più li colpiscono: di fronte a spettatori di tutto il mondo, negli slum si condividerà un ‘idea, un problema, una soluzione.
E’ il caso del Festival organizzato dal nostro Network per i bambini di strada e per i diritti di tutti i bambini: un festival che partirà dallo slum di Korogocho e che si estenderà fino a Kawangware, dal lato opposto della città, dove protagonisti saranno i bambini, e i ragazzi di strada: con acrobazie, danze, musiche e teatro riveleranno a chi no lo sa il segreto della “street life”, interpreteranno i loro drammi e racconteranno la loro storia.
Angelica Alhaique
Posted:
20/01/2007 12.54.27 by
Katerina Cigulevska | with
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