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Diario > Giugno 2008
Ciao a tutti, è con grande gioia che vi scrivo! Vorrei infatti condividere con voi l’eccitazione e la contentezza che il gruppo di Education for Life ed io abbiamo provato solo due giorni fa entrando per la prima volta a Neema.
In questi mesi abbiamo ultimato i lavori di costruzione, attaccato luce ed acqua, ricevuto le prime attrezzature dagli Stati Uniti…tanti mesi di duro lavoro adesso vedono la loro conclusione!
Neema è pronto!
Lunedì io e il team abbiamo varcato per primi la soglia dei locali adibiti all’amministrazione, da dove porteremo avanti il progetto di educazione sanitaria.
Il tempo quella mattina non è stato clemente con noi: una fitta pioggia ci ha dato il benvenuto e ha fatto sì che la prima scarpa ad entrare a Neema fosse… piena di fango! Ma questo non ha scalfito di una virgola l’emozione che George, Veronica, Salome, Josephine, Fidel, Gino ed io abbiamo provato nel prendere possesso del tavolo e delle seggiole colorate pronte per noi...e della cucina, dove Salome ha subito preparato l’immancabile chai.
Anche da Neema, il lavoro continuerà come al solito con tutto l’impegno possibile. Ora più che mai il servizio di ascolto per le ragazzine vittime di violenze è necessario e in più è ormai arrivato il momento per il team di farsi affiancare dai professori nelle sessioni di educazione sanitaria nelle scuole. E’ giusto che prendano in mano la situazione, che capiscano la grande responsabilità e il ruolo importante che ricoprono di fronte ai loro studenti. Per questo ora affiancheranno il gruppo di Education for Life nelle classi nelle ore di incontro con i ragazzi.
Speriamo che tutto vada nel migliore dei modi!
Come sempre vi terremo informati degli sviluppi!
Giulia
Posted: 25/06/2008 14.46.46 by nairobi office | with 0 comments


Albeggia sui tetti marroni del Safari Park Hotel mentre due persone infreddolite e assonnate passeggiano tra i padiglioni di NEEMA: sono Mary e Lorenzo che, grandissimi conoscitori (e estimatori) della tempistica africana attendono fiduciosi l’arrivo dei containers, previsto per le 8 a.m. ora di Nairobi.

....... alle 11.45 le sagome dei due camions fanno capolino dalla trafficata Thika Road. L’ingresso non è dei più trionfali perchè un cavo dell’alta tensione ne ostacola il transito e l’angustia del cancello impedisce le manovre del bestione Mercedes. Un autista improvido suggerisce l’abbattimento di un albero di alto fusto e la picconatura del muro, ma non viene preso in considerazione; mentre un pensionato espatriato, per la strettezza del cancello, gratifica i costruttori di un ingeneroso epiteto (alla Grillo), che cade nel vuoto.
Si ripiega su una soluzione di compromesso, lasciando gli autoarticolati al di fuori del perimetro e trasbordando 37 (dicesi trentasette) enormi colli con il provvidenziale muletto fornitoci dalla generosita` della Consolata manovrato da un provetto driver, mentre i materassi vengono portati a spalla e i carrelli semoventi trainati a braccia (vedi foto). Alcuni di questi enormi pacchi sono scaricati a mano con il rischio di schiacciare gli espatriati non forniti di adeguata copertura assicurativa (vedi pensionato).
Tre lunghe ore durano le operazioni di trasporto fino all’ingresso dell’ospedale, ma altrettante durano gli spostamenti dal muletto al rullo trasportatore, vuoi per l’altezza delle suppellettili che devono essere scaricate prima di entrare perchè sopravanzano l’altezza delle porte, vuoi perchè i pallets (mezzi marci) non permettono una imbragatura ottimale.
Silvia, Mary, Lorenzo e tutto il personale organizzano egregiamente poi lo stoccaggio dei materiali in tutte le stanze e lungo i corridoi, ricomponendo accuratamente i pacchi per il successivo inventario.

Imbrunisce il cielo dietro gli stadi sportivi, si accendono a NEEMA le luci crepuscolari e una tazza di the e una fetta di pane accomunano quelli che hanno lavorato.
Grazie a tutti (italiani, locali e .....americani) perchè al di là di ogni retorica pensiamo che si sia fatto un MZURI KAZI (non e` un’esclamazione volgare in romanesco) ma vuol dire che e` stato fatto un buon lavoro....o no?

Il pensionato
Posted: 13/06/2008 11.50.34 by nairobi office | with 0 comments


La situazione in baraccopoli ormai è più tranquilla e c’è voglia di riprendere la vita di sempre.  
Grazie alla stabilità e la sicurezza i piccoli negozietti hanno riaperto e le donne di AFEMA hanno ricominciato a mettere qualcosa da parte. Finalmente si può pensare di nuovo al futuro e arrivano le prime richieste per ottenere microcrediti.
La settimana scorsa Christine ha chiesto il suo secondo prestito, il primo di 50euro è stato completamnte ripagato, senza ritardi, per cui questa volta Christine ha potuto richiedere un prestito più alto, di 80euro.
Per la prossima settimana abbiamo già 5 richieste: Peninah, Vigita, Janet, Mary e Grace. Sono tutte al loro primo prestito. Tre di loro metteranno a frutto le conoscenze acquisite grazie alla formazione dell’anno passato e con coraggio inizieranno nuove attività in proprio: la tintura dei tessuti, la fabbricazione di oggetti in foglia di banano e la sartoria. Le altre compreranno tessuti all’ingrosso da rivendere al mercato locale.
I partecipanti al progetto di microcredito sono 44, in meno di un anno hanno messo da parte più di 400 euro di risparmi, molte delle donne hanno potuto ricorrere ai risparmi nei momenti più bui della crisi post-elettorale senza dover incorrere in debiti. Da Agosto scorso abbiamo distribuito 23 micro prestiti.

Silvia Carbonetti
Posted: 06/06/2008 15.56.13 by nairobi office | with 0 comments


Era il paese dell’apartheid. La minoranza dei bianchi ad opprimere la maggioranza dei neri. Poi e’ venuto il giorno di Mandela. Molte speranze per il nuovo Sud Africa. Tanti propositi di riconciliazione. E sicuramente un patto e’ avvenuto tra la classe dirigente precedente e l’ ANC, nuovo partito al potere. L’ accordo sul piano economico. Lanciare il Sud Africa come prima potenza del continente, dai prodotti agricoli alle armi, dall’oro e diamanti al petrolio. Chi ha raggiunto il potere, sperimenta oggi uno straordinario benessere. Contemporaneamente le “shanty town” si sono ingrandite e la situazione di violenza di alcune citta’ come Johannesburg e’ ormai insostenibile. Stiamo assistendo in questi giorni a scontri, omicidi, linciaggi di immigrati dalle nazioni vicine, in primo luogo dallo Zimbabwe. Centinaia di morti, migliaia che fuggono costretti a riprendere la strada di casa. Lasciata anni prima in cerca di lavoro e spesso, come appunto in Zimbabwe, per fuggire da una dittatura feroce come quella di Mugabe. Neri contro neri. Poveri contro poveri.

E’ questa la diabolica innovazione dei nostri tempi. I gruppi che detengono il potere ed i mezzi di informazione, guidati dai grandi potentati economici anonimi e sovranazionali, sono riusciti a trasferire il conflitto sociale in “direzione orizzontale e non piu’ verticale”. A mettere il misero che non ha assolutamente nulla, contro un altro povero che ha qualcosina in piu’. Gli unici ideali sbandierati sono il denaro e la conquista del successo facile. L’apparire e l’avere, contro l’essere. Ed allora non vi sono piu’ ne’ la lotta contro le ingiustizie perpetrate dai potenti, ne’ la ricerca del bene comune attraverso conquiste sociali ma la sfrenata liberta’ individuale senza regole e legalita’.

E’ una mattina fredda e grigia qui a Nairobi, sull’altipiano. Sono passati cinque mesi dalle famigerate elezioni presidenziali. I due schieramenti politici si sono spartiti il potere. 40 ministeri ! Venti a testa. Centinaia di assistenti e sottosegretari. Migliaia di guardie del corpo ed auto blu. Bisogna accontentare tutti. Ora le cose sono a posto. Vorrebbero anche far dimenticare in fretta e magari amnistia per tutti.
Domenica. Leggevo un’ora fa alcuni versi di Davide Maria Turoldo ad introduzione del salmo 12 “Signore, gli uomini dalle mille parole, dominano gli uomini dalle cento parole: verita’ si e’ oscurata, questo e’ tempo senza colpevoli”.
Anna, in piedi davanti al suo banco di scuola, gli occhi fermi, le parole dure, racconta. “Mi sono nascosta nella latrina che e’profonda un metro e tenevo solo la faccia fuori dai liquami. Attraverso le fessure delle tavole di legno, ho visto degli uomini che incediavano la nostra casa. Hanno ucciso mio padre e mio fratello. Poi li hanno tagliati a pezzi. Due tenevano ferma mia madre e gli altri la stupravano”, si interrompe, si gira e torna a sedersi nel banco. Gli occhi fissi. Con la colpa dentro, semplice, di appartenere ad un’ etnia diversa. Gli esecutori di tante efferatezze non si sa ancora se verranno scovati e se riceveranno la giusta punizione. Quelli che rimarranno certamente impuniti sono i mandanti morali.

Nell’ ovest del Kenya migliaia di famiglie non sono ancora ritornate alla loro terra. Le abitazioni, le scuole ed i mercati sono stati distrutti. Paura ed odio ristagnano, ed il rischio di altre violenze e’ ancora possibile. Chi lavora per ritornare ad una convivenza civile, potrebbe essere sopraffatto da chi punta ad erigere muri e zone monoetniche. In questi giorni una missione congiunta di Ambasciata italiana, Cisp e World Friends, si e’ recata nella zona di Eldoret per vedere di poter iniziare un programma di riconciliazione e di riabilitazione delle scuole.
La strada della pacificazione e’ ancora lunga e difficile. Nelle scuole delle baraccopoli di Nairobi Nord/Est, George e’ a capo del team di World Friends che con dieci tra assistenti sociali, infermieri e psicologi stanno tentando l’unica via possibile per un approccio civile e duraturo, quella della riconciliazione. Cercando di capire, di approfondire, di non restare in superficie. Di far parlare le donne, i bambini, le ragazze. Di recuperare il dialogo con gli insegnanti. Di trovare speranze e ragioni per una nuova convivenza.

Presso il nuovo centro sanitario di Neema dove ormai la prima fase delle costruzioni e’ finita, World Friends attivera’ un primo punto anti violenza sessuale, dove le vittime di abusi potranno rivolgersi per ricevere assistenza medica, profilassi anti virus HIV, sostegno psicologico. Un secondo centro “post-violenza” sorgera’ dall’ altra parte della citta’ presso l’ospedale governativo di Mbagathi.
Si sta organizzando l’inaugurazione di Neema a settembre. Nelle prossime settimane arriveranno le attrezzature ed il primo personale verra’ assunto. Fin da ora sono invitate le tante persone che ci hanno aiutato e che sono interessate a conoscere meglio la nostra realta’.

Gianfranco Morino
World Friends Kenya

Posted: 01/06/2008 0.00.00 by nairobi office | with 0 comments