Albeggia sui tetti marroni del Safari Park Hotel mentre due persone infreddolite e assonnate passeggiano tra i padiglioni di NEEMA: sono Mary e Lorenzo che, grandissimi conoscitori (e estimatori) della tempistica africana attendono fiduciosi l’arrivo dei containers, previsto per le 8 a.m. ora di Nairobi.

....... alle 11.45 le sagome dei due camions fanno capolino dalla trafficata Thika Road. L’ingresso non è dei più trionfali perchè un cavo dell’alta tensione ne ostacola il transito e l’angustia del cancello impedisce le manovre del bestione Mercedes. Un autista improvido suggerisce l’abbattimento di un albero di alto fusto e la picconatura del muro, ma non viene preso in considerazione; mentre un pensionato espatriato, per la strettezza del cancello, gratifica i costruttori di un ingeneroso epiteto (alla Grillo), che cade nel vuoto.
Si ripiega su una soluzione di compromesso, lasciando gli autoarticolati al di fuori del perimetro e trasbordando 37 (dicesi trentasette) enormi colli con il provvidenziale muletto fornitoci dalla generosita` della Consolata manovrato

da un provetto driver, mentre i materassi vengono portati a spalla e i carrelli semoventi trainati a braccia (vedi foto). Alcuni di questi enormi pacchi sono scaricati a mano con il rischio di schiacciare gli espatriati non forniti di adeguata copertura assicurativa (vedi pensionato).
Tre lunghe ore durano le operazioni di trasporto fino all’ingresso dell’ospedale, ma altrettante durano gli spostamenti dal muletto al rullo trasportatore, vuoi per l’altezza delle suppellettili che devono essere scaricate prima di entrare perchè sopravanzano l’altezza delle porte, vuoi perchè i pallets (mezzi marci) non permettono una imbragatura ottimale.
Silvia, Mary, Lorenzo e tutto il personale organizzano egregiamente poi lo stoccaggio dei materiali in tutte le stanze e lungo i corridoi, ricomponendo accuratamente i pacchi per il successivo inventario.
Imbrunisce il cielo dietro gli stadi sportivi, si accendono a NEEMA le luci crepuscolari e una tazza di the e una fetta di pane accomunano quelli che hanno lavorato.
Grazie a tutti (italiani, locali e .....americani) perchè al di là di ogni retorica pensiamo che si sia fatto un MZURI KAZI (non e` un’esclamazione volgare in romanesco) ma vuol dire che e` stato fatto un buon lavoro....o no?
Il pensionato