Dopo le violenze, la strada della pacificazione รจ ancora lunga e difficile
Era il paese dell’apartheid. La minoranza dei bianchi ad opprimere la maggioranza dei neri. Poi e’ venuto il giorno di Mandela. Molte speranze per il nuovo Sud Africa. Tanti propositi di riconciliazione. E sicuramente un patto e’ avvenuto tra la classe dirigente precedente e l’ ANC, nuovo partito al potere. L’ accordo sul piano economico. Lanciare il Sud Africa come prima potenza del continente, dai prodotti agricoli alle armi, dall’oro e diamanti al petrolio. Chi ha raggiunto il potere, sperimenta oggi uno straordinario benessere. Contemporaneamente le “shanty town” si sono ingrandite e la situazione di violenza di alcune citta’ come Johannesburg e’ ormai insostenibile. Stiamo assistendo in questi giorni a scontri, omicidi, linciaggi di immigrati dalle nazioni vicine, in primo luogo dallo Zimbabwe. Centinaia di morti, migliaia che fuggono costretti a riprendere la strada di casa. Lasciata anni prima in cerca di lavoro e spesso, come appunto in Zimbabwe, per fuggire da una dittatura feroce come quella di Mugabe. Neri contro neri. Poveri contro poveri.
E’ questa la diabolica innovazione dei nostri tempi. I gruppi che detengono il potere ed i mezzi di informazione, guidati dai grandi potentati economici anonimi e sovranazionali, sono riusciti a trasferire il conflitto sociale in “direzione orizzontale e non piu’ verticale”. A mettere il misero che non ha assolutamente nulla, contro un altro povero che ha qualcosina in piu’. Gli unici ideali sbandierati sono il denaro e la conquista del successo facile. L’apparire e l’avere, contro l’essere. Ed allora non vi sono piu’ ne’ la lotta contro le ingiustizie perpetrate dai potenti, ne’ la ricerca del bene comune attraverso conquiste sociali ma la sfrenata liberta’ individuale senza regole e legalita’.
E’ una mattina fredda e grigia qui a Nairobi, sull’altipiano. Sono passati cinque mesi dalle famigerate elezioni presidenziali. I due schieramenti politici si sono spartiti il potere. 40 ministeri ! Venti a testa. Centinaia di assistenti e sottosegretari. Migliaia di guardie del corpo ed auto blu. Bisogna accontentare tutti. Ora le cose sono a posto. Vorrebbero anche far dimenticare in fretta e magari amnistia per tutti.
Domenica. Leggevo un’ora fa alcuni versi di Davide Maria Turoldo ad introduzione del salmo 12 “Signore, gli uomini dalle mille parole, dominano gli uomini dalle cento parole: verita’ si e’ oscurata, questo e’ tempo senza colpevoli”.
Anna, in piedi davanti al suo banco di scuola, gli occhi fermi, le parole dure, racconta. “Mi sono nascosta nella latrina che e’profonda un metro e tenevo solo la faccia fuori dai liquami. Attraverso le fessure delle tavole di legno, ho visto degli uomini che incediavano la nostra casa. Hanno ucciso mio padre e mio fratello. Poi li hanno tagliati a pezzi. Due tenevano ferma mia madre e gli altri la stupravano”, si interrompe, si gira e torna a sedersi nel banco. Gli occhi fissi. Con la colpa dentro, semplice, di appartenere ad un’ etnia diversa. Gli esecutori di tante efferatezze non si sa ancora se verranno scovati e se riceveranno la giusta punizione. Quelli che rimarranno certamente impuniti sono i mandanti morali.
Nell’ ovest del Kenya migliaia di famiglie non sono ancora ritornate alla loro terra. Le abitazioni, le scuole ed i mercati sono stati distrutti. Paura ed odio ristagnano, ed il rischio di altre violenze e’ ancora possibile. Chi lavora per ritornare ad una convivenza civile, potrebbe essere sopraffatto da chi punta ad erigere muri e zone monoetniche. In questi giorni una missione congiunta di Ambasciata italiana, Cisp e World Friends, si e’ recata nella zona di Eldoret per vedere di poter iniziare un programma di riconciliazione e di riabilitazione delle scuole.
La strada della pacificazione e’ ancora lunga e difficile. Nelle scuole delle baraccopoli di Nairobi Nord/Est, George e’ a capo del team di World Friends che con dieci tra assistenti sociali, infermieri e psicologi stanno tentando l’unica via possibile per un approccio civile e duraturo, quella della riconciliazione. Cercando di capire, di approfondire, di non restare in superficie. Di far parlare le donne, i bambini, le ragazze. Di recuperare il dialogo con gli insegnanti. Di trovare speranze e ragioni per una nuova convivenza.
Presso il nuovo centro sanitario di Neema dove ormai la prima fase delle costruzioni e’ finita, World Friends attivera’ un primo punto anti violenza sessuale, dove le vittime di abusi potranno rivolgersi per ricevere assistenza medica, profilassi anti virus HIV, sostegno psicologico. Un secondo centro “post-violenza” sorgera’ dall’ altra parte della citta’ presso l’ospedale governativo di Mbagathi.
Si sta organizzando l’inaugurazione di Neema a settembre. Nelle prossime settimane arriveranno le attrezzature ed il primo personale verra’ assunto. Fin da ora sono invitate le tante persone che ci hanno aiutato e che sono interessate a conoscere meglio la nostra realta’.
Gianfranco Morino
World Friends Kenya
Posted:
01/06/2008 0.00.00 by
nairobi office | with
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