Ho inaugurato la mia collaborazione con World Friends con una visita “guidata” al Neema Hospital. Raggiungendo l’ospedale in macchina si ha un idea immediata degli immensi squilibri urbani e sociali che impregnano il paesaggio, lungo la strada che da Nairobi porta a Thika: alla nostra destra la distesa sconfinata degli slums, affossati in una conca, quasi li si volesse nascondere allo sguardo, ma di cui talvolta si intravedono le baracche tra le colline, a ricordarci della loro presenza. Questi insediamenti informali, esito di una drammatica combinazione di politiche di segregazione coloniale, fenomeni di migrazione rurale-urbana e crescita spropositata della popolazione, non compaiono neanche sulle cartine della citta’ destinate ai visitatori, eppure qui vive la maggior parte degli abitanti di Nairobi, in condizioni di sovraffollamento e in mancanza di servizi igenici primari. Il Neema Hospital, situato appena dopo le baraccopoli e di fronte al lussuosissimo Safari Park Hotel, appare come un’isola di sobria e accessibile modernita’ tra i due estremi.
Lo staff del Neema si e’ dimostrato estremamente collaborativo nell’illustrarmi dati e fatti circa il proprio lavoro, svolto parzialmente in ospedale e in parte sul campo. Ogni intervista lascia intravedere realta’ a dir poco drammatiche, sulle condizioni di vita e di salute della popolazione dei dimenticati.
La dott.ssa Maureen ed Esther, infermiera, portano avanti il programma di sensibilizzazione alla maternita’ sicura nelle scuole di 3 slums (Kariobangi, Huruma, Korogocho). Il loro lavoro riveste una duplice importanza, non solo per quanto riguarda l’opera di educazione e formazione della consapevolezza sui temi della maternita’ rivolta alle piu’ giovani, ma anche sotto il profilo dell’indagine statistica, attraverso una sistematica raccolta dei dati e delle storie che ci consentono di delineare il fenomeno, dando voce ai non-rappresentati. All’inizio del programma la maggior parte delle adolescenti non aveva alcuna consapevolezza circa i meccanismi della maternita’ e su come prevenire le gravidanze o condurre l’esperienza in condizioni di sicurezza. La mancanza di consapevolezza determina alti tassi di mortalita’ scolastica tra le giovani, soggette a gravidanze precoci e indesiderate.
I dati raccolti al Centro Materno Infantile sulle donne sinora visitate non offrono certo una quadro piu’ roseo: su 70 casi, solo 13 donne rientrano nella categoria delle visite ordinarie in gravidanza, tutti gli altri casi sono frutto di realta’ problematiche che si manifestano sotto forma di infezioni pelviche, infertilita’, complicazioni durante la gravidanza e il ciclo.
Se dalle madri poi si sposta l’attenzione ai bambini, nel caso specifico dei tanti disabili, lo sguardo rimane esterreffatto e la mente non riesce a razionalizzare una simile relativita’ della vita umana. Assieme ad Antonio, l’ortopedico in missione dal 18 maggio al 5 giugno, abbiamo ricostruito le storie dei bambini operati per via di gravi deformita’, spesso funzionali e spesso trascurate per anni e poi degenerate. Casi di traumi, malformazioni, ostiomeliti, ustioni... che hanno i volti di Clinton, di soli 7 anni, proveniente da Mathare; Victor, di 14, orfano di entrambi i genitori, proveniente da Kahawa; Mary, di 10, orfana di padre; Irene, di 2, vive a Mathare. La lista potrebbe continuare. Tanti bambini ancora necessitano di essere operati per poter condurre una vita libera dall’emarginazione, o per lo meno avere la possibilita’ di provarci, in un contesto in cui la distribuzione delle possibilita’ iniziali determina inesorabilmente tutto il corso della vita.
Helena Pes