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Diario > Gennaio 2008
Cari amici,

Volevamo ringraziarvi per i messaggi che continuano a pervenirci.

Ieri e’stato ancora un giorno di violenza e di dolore. Particolarmente colpita la Rift Valley. Ieri sono state uccise 30 persone a Naivasha, a 90 km da Nairobi. La situazione nelle baraccopoli e’ ancora difficile. Soprattutto a Huruma, Mathare Valley e Kariobangi. Sono i luoghi dei nostri programmi sanitari ed educativi. I nostri operatori sociali ed infermieri continuano a lavorare con coraggio. Vorremmo sostenere le famiglie, i ragazzi orfani, i malati, con alcuni interventi di emergenza. E’necessario potenziare gli ambulatori con personale e farmaci, sostenere economicamente le famiglie assicurando un’abitazione ed almeno un pasto per questi primi mesi, garantire ai ragazzi di continuare a studiare in sicurezza, assicurare il nostro servizio con interventi chirurgici gratuiti a Mbagathi Hospital, ospedale pubblico vicino a Kibera. I lavori del nostro nuovo centro sanitario di Neema continuano anche se a ritmo ridotto, perche’ molti lavoratori hanno paura a muoversi. Ancor piu’ in questo difficile momento si sente l’estremo bisogno di un ospedale dove i poveri possano essere assistiti, un centro di formazione per i giovani dove la pace ed i diritti umani vengano insegnati.

In questi giorni il mediatore Kofi Annan continua ad incontrare i due principali contendenti politici, entrambi responsabili di tanto dolore. La speranza e’ che prevalga la ragione, il senso del bene comune e che raggiungano un accordo, al di là degli interessi personali e dei propri accoliti.

I nostri collaboratori keniani, pur di etnie diverse, lavorano insieme per trovare una via alla giustizia ed alla pace.

Un grazie ed un saluto da tutti noi

Gianfranco Morino e gli operatori di World Friends
Posted: 28/01/2008 20.57.49 by Silvana Merico1 | with 0 comments


Il team di Education for Life si è recato in 11 scuole, tra quelle nelle quali avrebbe dovuto ricominciare il programma di educazione sanitaria, per parlare con insegnanti e presidi. La visita ha permesso al team di rendersi conto della situazione in maniera diretta attraverso le parole delle persone interessate, ascoltando le loro preoccupazioni e i loro suggerimenti su quello che si potrebbe/dovrebbe fare per contribuire al miglioramento della situazione.

L’area di Kariobangi è stata fortemente colpita dalla violenza di questo ultimo periodo, con più di 30 morti e migliaia di persone in fuga che stanno trovando rifugio negli slum di Mathare e Huruma. Molti negozi sono stati distrutti e sono state create delle vere e proprie zone “no limits” controllate dai due principali gruppi etnici interessati. La tensione per le strade della zona è quindi ancora molto alta.

I presidi della maggior parte delle scuole visitate hanno affermato che quasi la metà degli studenti e degli stessi insegnanti non è ancora tornato nelle classi e la rappresentante insegnanti della Ndururuno School ha riconosciuto che molti studenti sono traumatizzati ed occorrerà molto tempo prima che riescano a dimenticare l’accaduto. Nelle classi dove è possibile fare lezione, gli insegnanti hanno riscontrato una profonda sensazione di allarmismo tra gli studenti: ogni rumore dall’esterno li mette in agitazione ed in seguito spesso non è possibile riprendere la lezione.

La situazione degli stessi insegnanti è molto grave: spesso sono i primi a creare un’atmosfera di tensione e paura a causa delle loro divisioni tribali che non riescono a mettere da parte nemmeno sul posto di lavoro. Inoltre, anche loro stentano a recarsi nelle scuole, per timore di dover passare in una delle zone controllate dall’etnia rivale. In 3 delle scuole visitate alcuni insegnanti sono stati attaccati per strada mentre si recavano a scuola. Coraggiosamente, hanno continuato a farlo per poter assicurare un sostegno agli studenti. Diversi insegnanti delle scuole visitate stanno chiedendo il trasferimento. Tante scuole non sono in grado di riaprire per mancanza di studenti, altre sono state attaccate e fatte oggetto di atti di vandalismo.

Gli studenti sono coloro che stanno risentendo maggiormente della situazione: molti di loro vedono i propri vicini scappare, altri vivono lo sradicamento sulla propria pelle: una ragazzina di uno Youth Alive Club si è dovuta spostare due volte, la prima nella postazione della polizia di Ruaraka, la seconda nel parco Jamhuri dove è stato allestito un campo per i rifugiati. Tanti di loro hanno vissuto un attacco con la famiglia durante gli spostamenti nei villaggi fuori Nairobi per le vacanze.

Anche per gli studenti vale lo stesso problema degli insegnanti: molti di loro hanno paura di spostarsi e di andare a scuola se questa si trova in una zona controllata dall’etnia rivale alla loro. Alcuni studenti sono rimasti orfani (ma è difficile per ora sapere il numero preciso) e molte famiglie sono dovute scappare dalla zona. Nella prima classe elementare si è registrato un numero bassissimo di studenti. Paradossalmente un certo numero di ragazzi sta approfittando della situazione per non recarsi a scuola e per ricevere aiuti economici inventando la perdita della propria casa.

Un altro elemento destabilizzante è il comportamento dei genitori che peggiorano la situazione facendo assistere i figli a discussioni politiche tra adulti. I ragazzi ascoltano le condanne reciproche e riportano all’esterno una visione spesso distorta della realtà.

Quello che il team ha compreso dopo l’incontro con gli insegnanti è che Education for Life, come realtà importante di Kariobangi, deve fare qualcosa per aiutare le vittime dirette ed indirette della situazione. Gli stessi insegnanti hanno mostrato un grande bisogno di un aiuto concreto e la speranza che il team possa effettivamente fare qualcosa.

Il team ha quindi deciso di lavorare su tre livelli:

*
incontrare i presidi per far loro capire che spetta a loro per primi porsi al di sopra delle parti e garantire un servizio completo ed equo;
*
incontrare gli insegnanti ancora una volta per decidere insieme come aiutare concretamente i giovani che hanno subito il trauma della violenza;
*
lavorare con i ragazzi che in questo momento hanno bisogno di condividere le loro sensazioni e le loro paure.

Per fare questo, il team ha proposto di:

* organizzare una giornata di incontro per gli insegnanti e gli amministratori delle scuole per lasciarli liberi di esprimere i propri sentimenti;
* organizzare un nuovo curriculum all’interno del programma di educazione dedicato agli studenti su tematiche legate alla situazione (pace, diritti, tolleranza, convivenza);
* lavorare a stretto contatto con altri stakeholders, come il Maranatha Counseling Institute o l’ufficio nazionale di EFL dove si terrà a questo proposito un incontro martedì prossimo;
* dare vita ad un programma di emergenza che preveda l’assunzione di aiuti esterni volontari per supportare il team che non ha abbastanza risorse per rispondere a tutte queste problematiche.

Giulia Aprile e George Otieno (coordinatore programma Education for Life)
Posted: 28/01/2008 12.11.33 by Silvana Merico1 | with 0 comments


Il mio ultimo messaggio qui nel diario è di novembre ed è allegro e carico di entusiasmo. Riguarda il Public Rally e con gioia vi ho parlato di quella giornata intensa e stancante, durante la quale però mi ero sentita soddisfatta di quello che noi dell’ufficio e il team di Education for Life eravamo riusciti ad organizzare. I sorrisi dei piccoli ospiti, la soddisfazione degli insegnanti, la musica, gli spettacoli mi avevano fatto pensare che è possibile cambiare in meglio le cose.

Ora leggo come voi gli aggiornamenti che Silvia e Gianfranco vi mandano quasi ogni giorno e non mi capacito del fatto che parliamo dello stesso posto, dello stesso paese!

Ho lasciato Nairobi il 23 di dicembre per passare le feste natalizie con la mia famiglia e sinceramente già quel giorno pensavo al momento in cui sarei tornata al mio lavoro e al sole del Kenya! E invece eccomi tornata in una città che sembra aver dimenticato la cosa più bella che poteva offrire: la convivenza tra gruppi ed etnie diversi. E’ così che ho conosciuto Nairobi: occidentali, africani, indiani, kikuyu, luo, luya, kamba, tutti insieme ammassati nelle baracche degli immensi slum o stretti nei matatu per andare a lavorare. Ma nella pace e nella tolleranza reciproca. Adesso queste stesse persone si tirano pietre l’una contro l’altra, incendiano la baracca del vicino, o scappano in cerca di un posto più sicuro dove ricominciare. E questo mi mette addosso una grande tristezza, unita ad un po’ di agitazione per ogni nuova notizia fatta circolare dai giornali o per ogni suono di sirena per strada, e alla rabbia perché siamo ancora bloccati nelle nostre attività e lontani dai posti dove lavoriamo.

Però contemporaneamente e forse paradossalmente cresce in me in questi giorni l’idea che ora più che mai noi che siamo qui dobbiamo e possiamo fare qualcosa per questi fratelli che hanno perso quasi tutto.

E cresce anche la speranza che questo popolo che con tanta forza si è ribellato ad una ingiustizia, con la stessa forza può far cessare le violenze e ricostruire ciò che è stato distrutto: baracche, negozi, chiese, ma soprattutto la fiducia e la serenità delle persone!



Giulia Aprile
Posted: 24/01/2008 8.30.00 by Katerina Cigulevska | with 0 comments


Cari amici, oggi è il 23 gennaio e mi sono ricordata che un anno fa qui in Nairobi, con una bella giornata di sole come oggi, era in pieno svolgimento il Social Forum mondiale con una bellissima atmosfera di condivisione, partecipazione,e speranza gioiosa in un mondo veramente migliore.
Noi alla presenza delle autorita' locali e di molti amici italiani avevamo dato il "primo colpo di zappa" per il nuovo centro sanitario per gli abitanti delle baraccopoli. Ora la costruzione e' quasi terminata e si continua a sperare di poter procedere con arredi e attrezzature per metterlo in funzione a tempi brevi.
Purtroppo oggi la situazione a Nairobi e in tutto il Kenya e' profondamente cambiata e siamo tutti in attesa di conoscere se i colloqui in corso tra Kofi Annan e i rappresentanti dei partiti locali riusciranno a trovare una mediazione e permettere di riprendere la vita normale per tutti.
Purtroppo in questi giorni le manifestazioni pubbliche di massa non sono segno di gioia e condivisione pacifica come un anno fa, ma sono presagio di guai seri e temute dai piu'. E' gia' stata indetta per domani una nuova manifestazione contro il Governo da parete dell'oppositore Odinga e speriamo non sia troppo cruenta.
Comunque vadano i colloqui, e tutti speriamo diano un esito positivo con qualche spiraglio di dialogo vero, ritornare alla normalita'precedente le elezioni non sara' facile. Ormai nelle zone calde dell'Ovest e nelle baraccopoli, dove si sono verificati episodi anche brutali, soprattutto con scontri tra luo e kikuiu, tutti sperano nella Pace, ma hanno paura ad uscire di casa per cui anche l'affluenza nei nostri ambulatori sta diminuendo.
Il cielo sembra si sta rannuvolando e speriamo si prepari nuovamente una giornata di pioggia torrenziale per domani cosi' si rinfrescano gli animi e la gente resta comunque a casa, il che in questi frangenti e' veramente provvidenziale.
Un caro saluto e un augurio di Pace a tutti

Mirella Cravanzola
socia di World Friends, da Nairobi
Posted: 23/01/2008 14.51.57 by Katerina Cigulevska | with 0 comments


Ieri riunione con Nzuki, il nostro operatore sociale che segue i progetti AFEMA ed HURUMA in baraccopoli. Abbiamo cercato di fare il punto della situazione e di capire se tutti i nostri beneficiari dei progetti rispondono all’appello. Le comunicazioni sono difficili, molti sono rimasti bloccati al nord del paese, dove erano andati per le feste di natale, prima che succedesse questa tragedia che nessuno si aspettava. Abbiamo rintracciato quasi tutti e pare che stiamo tutti abbastanza bene. Nel limite del possibile, vista la situazione.

Le donne di AFEMA si sono riunite un paio di volte, non tutte perché c’è paura a girare per la baraccopoli non si sa mai chi si può incontrare. Hanno parlato della pace, e di come sia importante rimanere unite, almeno loro come gruppo, al di là delle differenze etniche. Ma le attività sono bloccate in attesa di ritornare ad una situazione più sicura, niente fisioterapia, niente microcredito,niente training. Per ora abbiamo dovuto congelare tutto. Solo un’attività è stata potenziata: il rimborso delle medicine per i bambini disabili e per le loro famiglie con i fondi di Cuore Amico che da un anno sostiene il gruppo.

Il problema ora è che non si riesce a lavorare, e chi lavora lo fa a suo rischio. Ci sono gruppi che sfruttano la situazione e chiedono una “tassa per la sicurezza”, 300scellini, 3 euro e mezzo, praticamente il doppio di quello che si può guadagnare in una giornata vendendo verdure. Mama Franco, che aveva appena finito di ripagare il suo primo prestito di 5.000 scellini (55euro) si è fatta forza e ha deciso di rischiare e riaprire lo stesso il suo negozietto di frutta e verdura. Ma mentre tornava dal mercato generale con la sua spesa all’ingrosso è stata fermata e le hanno portato via tutto. 5.000 scellini di valore, il guadagno di un mese. Se la situazione non cambierà in fretta gli sforzi fatti dai gruppi del progetto microcredito negli ultimi 7 mesi rischiano di essere vanificati.

Praticamente tutte le attività produttive sono ferme perché è pericolosissimo spostarsi anche da una strada all’altra della stessa area, ci sono bande che pattugliano le strade e chiedono carte d’identità per capire a quale tribù appartieni.

Anche la costruzione di NEEMA è dovuta rallentare. Al cantiere non arrivano neache la metà degli operai, ieri saranno stati una ventina contro i 60 abituali.

Per ora è difficile riprendere le normali attività e la gente lo vive sulla sua pelle. Chi è stato risparmiato dalla violenza dei primi giorni sta finendo quei pochi risparmi che aveva da parte. Le famiglie sono allo stremo, ormai ci arrivano richieste di sostegno anche per comprare generi alimentari essenziali, cosa che non era mai successa prima.

Silvia Carbonetti

Posted: 22/01/2008 10.54.16 by Katerina Cigulevska | with 0 comments


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