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Diario > Gennaio 2008 > Aggiornamento Progetti

Aggiornamento Progetti

Ieri riunione con Nzuki, il nostro operatore sociale che segue i progetti AFEMA ed HURUMA in baraccopoli. Abbiamo cercato di fare il punto della situazione e di capire se tutti i nostri beneficiari dei progetti rispondono all’appello. Le comunicazioni sono difficili, molti sono rimasti bloccati al nord del paese, dove erano andati per le feste di natale, prima che succedesse questa tragedia che nessuno si aspettava. Abbiamo rintracciato quasi tutti e pare che stiamo tutti abbastanza bene. Nel limite del possibile, vista la situazione.

Le donne di AFEMA si sono riunite un paio di volte, non tutte perché c’è paura a girare per la baraccopoli non si sa mai chi si può incontrare. Hanno parlato della pace, e di come sia importante rimanere unite, almeno loro come gruppo, al di là delle differenze etniche. Ma le attività sono bloccate in attesa di ritornare ad una situazione più sicura, niente fisioterapia, niente microcredito,niente training. Per ora abbiamo dovuto congelare tutto. Solo un’attività è stata potenziata: il rimborso delle medicine per i bambini disabili e per le loro famiglie con i fondi di Cuore Amico che da un anno sostiene il gruppo.

Il problema ora è che non si riesce a lavorare, e chi lavora lo fa a suo rischio. Ci sono gruppi che sfruttano la situazione e chiedono una “tassa per la sicurezza”, 300scellini, 3 euro e mezzo, praticamente il doppio di quello che si può guadagnare in una giornata vendendo verdure. Mama Franco, che aveva appena finito di ripagare il suo primo prestito di 5.000 scellini (55euro) si è fatta forza e ha deciso di rischiare e riaprire lo stesso il suo negozietto di frutta e verdura. Ma mentre tornava dal mercato generale con la sua spesa all’ingrosso è stata fermata e le hanno portato via tutto. 5.000 scellini di valore, il guadagno di un mese. Se la situazione non cambierà in fretta gli sforzi fatti dai gruppi del progetto microcredito negli ultimi 7 mesi rischiano di essere vanificati.

Praticamente tutte le attività produttive sono ferme perché è pericolosissimo spostarsi anche da una strada all’altra della stessa area, ci sono bande che pattugliano le strade e chiedono carte d’identità per capire a quale tribù appartieni.

Anche la costruzione di NEEMA è dovuta rallentare. Al cantiere non arrivano neache la metà degli operai, ieri saranno stati una ventina contro i 60 abituali.

Per ora è difficile riprendere le normali attività e la gente lo vive sulla sua pelle. Chi è stato risparmiato dalla violenza dei primi giorni sta finendo quei pochi risparmi che aveva da parte. Le famiglie sono allo stremo, ormai ci arrivano richieste di sostegno anche per comprare generi alimentari essenziali, cosa che non era mai successa prima.

Silvia Carbonetti

Posted: 22/01/2008 10.54.16 by Katerina Cigulevska | with 0 comments