Dalla “mia” Nairobi…
Il mio ultimo messaggio qui nel diario è di novembre ed è allegro e carico di entusiasmo. Riguarda il Public Rally e con gioia vi ho parlato di quella giornata intensa e stancante, durante la quale però mi ero sentita soddisfatta di quello che noi dell’ufficio e il team di Education for Life eravamo riusciti ad organizzare. I sorrisi dei piccoli ospiti, la soddisfazione degli insegnanti, la musica, gli spettacoli mi avevano fatto pensare che è possibile cambiare in meglio le cose.
Ora leggo come voi gli aggiornamenti che Silvia e Gianfranco vi mandano quasi ogni giorno e non mi capacito del fatto che parliamo dello stesso posto, dello stesso paese!
Ho lasciato Nairobi il 23 di dicembre per passare le feste natalizie con la mia famiglia e sinceramente già quel giorno pensavo al momento in cui sarei tornata al mio lavoro e al sole del Kenya! E invece eccomi tornata in una città che sembra aver dimenticato la cosa più bella che poteva offrire: la convivenza tra gruppi ed etnie diversi. E’ così che ho conosciuto Nairobi: occidentali, africani, indiani, kikuyu, luo, luya, kamba, tutti insieme ammassati nelle baracche degli immensi slum o stretti nei matatu per andare a lavorare. Ma nella pace e nella tolleranza reciproca. Adesso queste stesse persone si tirano pietre l’una contro l’altra, incendiano la baracca del vicino, o scappano in cerca di un posto più sicuro dove ricominciare. E questo mi mette addosso una grande tristezza, unita ad un po’ di agitazione per ogni nuova notizia fatta circolare dai giornali o per ogni suono di sirena per strada, e alla rabbia perché siamo ancora bloccati nelle nostre attività e lontani dai posti dove lavoriamo.
Però contemporaneamente e forse paradossalmente cresce in me in questi giorni l’idea che ora più che mai noi che siamo qui dobbiamo e possiamo fare qualcosa per questi fratelli che hanno perso quasi tutto.
E cresce anche la speranza che questo popolo che con tanta forza si è ribellato ad una ingiustizia, con la stessa forza può far cessare le violenze e ricostruire ciò che è stato distrutto: baracche, negozi, chiese, ma soprattutto la fiducia e la serenità delle persone!
Giulia Aprile
Posted:
24/01/2008 8.30.00 by
Katerina Cigulevska | with
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