Nairobi, Kariobangi dopo gli scontri
Il team di Education for Life si è recato in 11 scuole, tra quelle nelle quali avrebbe dovuto ricominciare il programma di educazione sanitaria, per parlare con insegnanti e presidi. La visita ha permesso al team di rendersi conto della situazione in maniera diretta attraverso le parole delle persone interessate, ascoltando le loro preoccupazioni e i loro suggerimenti su quello che si potrebbe/dovrebbe fare per contribuire al miglioramento della situazione.
L’area di Kariobangi è stata fortemente colpita dalla violenza di questo ultimo periodo, con più di 30 morti e migliaia di persone in fuga che stanno trovando rifugio negli slum di Mathare e Huruma. Molti negozi sono stati distrutti e sono state create delle vere e proprie zone “no limits” controllate dai due principali gruppi etnici interessati. La tensione per le strade della zona è quindi ancora molto alta.
I presidi della maggior parte delle scuole visitate hanno affermato che quasi la metà degli studenti e degli stessi insegnanti non è ancora tornato nelle classi e la rappresentante insegnanti della Ndururuno School ha riconosciuto che molti studenti sono traumatizzati ed occorrerà molto tempo prima che riescano a dimenticare l’accaduto. Nelle classi dove è possibile fare lezione, gli insegnanti hanno riscontrato una profonda sensazione di allarmismo tra gli studenti: ogni rumore dall’esterno li mette in agitazione ed in seguito spesso non è possibile riprendere la lezione.
La situazione degli stessi insegnanti è molto grave: spesso sono i primi a creare un’atmosfera di tensione e paura a causa delle loro divisioni tribali che non riescono a mettere da parte nemmeno sul posto di lavoro. Inoltre, anche loro stentano a recarsi nelle scuole, per timore di dover passare in una delle zone controllate dall’etnia rivale. In 3 delle scuole visitate alcuni insegnanti sono stati attaccati per strada mentre si recavano a scuola. Coraggiosamente, hanno continuato a farlo per poter assicurare un sostegno agli studenti. Diversi insegnanti delle scuole visitate stanno chiedendo il trasferimento. Tante scuole non sono in grado di riaprire per mancanza di studenti, altre sono state attaccate e fatte oggetto di atti di vandalismo.
Gli studenti sono coloro che stanno risentendo maggiormente della situazione: molti di loro vedono i propri vicini scappare, altri vivono lo sradicamento sulla propria pelle: una ragazzina di uno Youth Alive Club si è dovuta spostare due volte, la prima nella postazione della polizia di Ruaraka, la seconda nel parco Jamhuri dove è stato allestito un campo per i rifugiati. Tanti di loro hanno vissuto un attacco con la famiglia durante gli spostamenti nei villaggi fuori Nairobi per le vacanze.
Anche per gli studenti vale lo stesso problema degli insegnanti: molti di loro hanno paura di spostarsi e di andare a scuola se questa si trova in una zona controllata dall’etnia rivale alla loro. Alcuni studenti sono rimasti orfani (ma è difficile per ora sapere il numero preciso) e molte famiglie sono dovute scappare dalla zona. Nella prima classe elementare si è registrato un numero bassissimo di studenti. Paradossalmente un certo numero di ragazzi sta approfittando della situazione per non recarsi a scuola e per ricevere aiuti economici inventando la perdita della propria casa.
Un altro elemento destabilizzante è il comportamento dei genitori che peggiorano la situazione facendo assistere i figli a discussioni politiche tra adulti. I ragazzi ascoltano le condanne reciproche e riportano all’esterno una visione spesso distorta della realtà.
Quello che il team ha compreso dopo l’incontro con gli insegnanti è che Education for Life, come realtà importante di Kariobangi, deve fare qualcosa per aiutare le vittime dirette ed indirette della situazione. Gli stessi insegnanti hanno mostrato un grande bisogno di un aiuto concreto e la speranza che il team possa effettivamente fare qualcosa.
Il team ha quindi deciso di lavorare su tre livelli:
*
incontrare i presidi per far loro capire che spetta a loro per primi porsi al di sopra delle parti e garantire un servizio completo ed equo;
*
incontrare gli insegnanti ancora una volta per decidere insieme come aiutare concretamente i giovani che hanno subito il trauma della violenza;
*
lavorare con i ragazzi che in questo momento hanno bisogno di condividere le loro sensazioni e le loro paure.
Per fare questo, il team ha proposto di:
* organizzare una giornata di incontro per gli insegnanti e gli amministratori delle scuole per lasciarli liberi di esprimere i propri sentimenti;
* organizzare un nuovo curriculum all’interno del programma di educazione dedicato agli studenti su tematiche legate alla situazione (pace, diritti, tolleranza, convivenza);
* lavorare a stretto contatto con altri stakeholders, come il Maranatha Counseling Institute o l’ufficio nazionale di EFL dove si terrà a questo proposito un incontro martedì prossimo;
* dare vita ad un programma di emergenza che preveda l’assunzione di aiuti esterni volontari per supportare il team che non ha abbastanza risorse per rispondere a tutte queste problematiche.
Giulia Aprile e George Otieno (coordinatore programma Education for Life)
Posted:
28/01/2008 12.11.33 by
Silvana Merico1 | with
0 comments
Title
Diario di world-friends
My favourite websites
Diario WF