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Diario > Maggio 2010 > L’avvocato e la regista

L’avvocato e la regista

Fenny e Mercy sono due ragazze di tredici e diciassette anni. Vivono a Babadogo. Sono alte, hanno dei fisici asciutti e lunghi. Sono bellissime. Fenny ha le treccine aderenti al cranio. Mercy ha i capelli corti. Ridono con gli occhi. Ridono con la bocca e con i denti bianchissimi. Ballano nel gruppo di Acref con altri ragazzi della loro età. Stanno preparando uno spettacolo in cui descrivono tutto quello che c’è di brutto in una baraccopoli e come potrebbe cambiare. Passano qui quasi tutti i pomeriggi a ballare, cantare e suonare le percussioni. Sono davvero bravi.
Hanno luce, forza, energia. Hanno già vissuto mille vite e ora sono qui.
Sto sulla porta a guardarli mentre provano lo spettacolo. Fenny viene, si presenta, mi sorride, mi chiede di sedermi con loro. Ci presentiamo. Mi scrivono un vocabolario in swahili con i termini più importanti: come stai, come ti chiami, bambino, ragazza, felice, pollo, cipolla.
Fenny vive poco distante da qui. Mercy vive con la mamma e i suoi fratelli. Suo papà è morto, mi dice. Vivevano qui quando le violenze sono scoppiate nelle baraccopoli dopo le elezioni del 2007. Non riesco ad immaginare cosa abbiano visto.
Mi chiede se può venire con me in Italia. Cosa conosci dell’Italia, le chiedo. Niente, mi risponde. Allora come fai a sapere che ti piacerebbe? Dev’essere un bel posto, mi dice, perché tu ridi sempre. Io rido sempre perché sono qui con voi, perché vedere i vostri occhi, la forza con cui vi tenete in piedi mi fa felice.
Mercy da grande vuole fare l’avvocato. Fenny vuole diventare una regista. Me le figuro. Ci credo. Possono essere tutto quello che vogliono.
Basta guardarsi intorno, basta immaginare che razza di inferno diventi questo posto dopo le sette di sera quando non c’è nemmeno una luce a illuminare le strade e le fogne che ci scorrono in mezzo, quando la gente si barrica nelle sue baracche perché fuori è terra di nessuno, e chi gira per strada è qualcuno che non vorresti mai incontrare. Basta guardarsi intorno, i bar in fondo alla strada bui e rumorosi dalla mattina presto, i ragazzini di dieci anni che bevono misture di liquori micidiali, i cani che rovistano tra i rifiuti che ricoprono le strade, gli sguardi duri della gente. Basta guardarsi intorno per capire che queste ragazzine ancora bambine sono delle vincenti.

Intanto il palcoscenico si è riempito di bambini di due o tre anni che ballano. Uno di loro si muove come un ragazzo, ha un talento e una consapevolezza del proprio corpo impressionanti. È il fratello di Mercy.

Nicoletta Rolla
Sostenitrice di World Friends

 

Posted: 26/05/2010 13.42.24 by nairobi office | with 0 comments