In occasione della giornata mondiale dell’AIDS 2005, che verrà celebrata in tutto il mondo il 1 Dicembre, World Friends organizza una grande manifestazione in una scuola della baraccopoli di Kariobangi, Nairobi. L’evento si colloca nell’ambito del programma di educazione sanitaria e prevenzione dell'Aids Education for life che World Friends ha attivato nelle scuole, tra i ragazzi di strada e nelle comunità delle baraccopoli, in collaborazione con African Cultural Research and Educational Foundation (ACREF), controparte locale nel progetto.
E’ stata scelta la data del 29 Novembre invece di quella ufficiale del 1 dicembre, perché le scuole, che rappresentano il nostro target nel progetto, quel giorno saranno chiuse.
L’incontro avrà luogo presso la Marura Nursery School di Kariobangi, che offre un ampio spazio aperto e un anfiteatro che può contenere più di 2000 persone. Nello spazio saranno sistemate tende, tavoli e sedie, e saranno appesi poster e striscioni con lo slogan della giornata.
Parteciperanno migliaia di ragazzi, con insegnanti e genitori, provenienti dalle 60 scuole delle baraccopoli che seguono il programma WF. Saranno presenti inoltre autorità locali, civili e religiose.
La giornata comincerà la mattina con due cortei che, accompagnati da una banda musicale, attraverseranno le baraccopoli per raggiungere Marura Nursery School: il primo partirà dalla St. John Non Formal School, Korogocho, il secondo dalla Salama Primary School.
Tutti I partecipanti indosseranno una T-shirt con lo slogan che abbiamo scelto per la giornata: “I CAN CHANGE MY GENERATION”.
Nel corso della giornata, spettacoli di danza, musica, poesia e teatro, proposti dalle varie scuole, si alterneranno a interventi e testimonianze sul tema dell’AIDS, i suoi effetti sulle donne, i bambini e i giovani, e la sua stigmatizzazione.
All’ora di pranzo a tutti i partecipanti sarà offerto un ristoro. Nel pomeriggio, a conclusione dell’evento, sarà presentato uno spettacolo interpretato dagli artisti di ACREF e da alcuni gruppi kenioti: 5 compagnie di artisti, con danzatori, acrobati, attori, musicisti e cantanti, che hanno scelto di fare da testimonial nella lotta all’ AIDS.
World Friends Kenya
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20/11/2005 0.00.00 by
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Intervento del Dr. Gianfranco Morino all'Università di Bologna nell'ambito del "Laboratorio Nord - Sud"
8 Novembre 2005
"Prima cosa, non nuocere". Molti medici hanno scordato questo antico e saggio insegnamento. Non solo dovrebbe essere uno dei principi base per gli operatori sanitari, ma sarebbe utile se non fondamentale per chiunque inizi un progetto di cooperazione umanitaria.
Da quasi vent’anni vivo in Africa, e da questo mio osservatorio privilegiato sono stato e sono testimone di tragedie e di emergenze umanitarie ormai diventate croniche.
Gli aiuti d’emergenza sono sicuramente necessari per alleviare le sofferenze delle popolazioni coinvolte ad esempio da una catastrofe, ma deve essere ben certo che sono sintomo di un fallimento. Il disastro e’ gia’ avvenuto. I grandi interventi suscitano l’immediato interesse delle piu’ note agenzie di cooperazione spesso con i rispettivi governi al seguito, perche’ in genere sono in gioco ingenti finanziamenti. Purtroppo i risultati benefici per le popolazioni sono spesso scarsi e limitati. Le agenzie invece vedono aumentare consistentemente i propri bilanci, con percentuali dedicate al mantenimento della struttura organizzativa che sfiorano il 90% dell’intero budget progettuale. E parliamo soprattutto delle varie agenzie delle Nazioni Unite. D’altro canto i governi locali vengono stimolati ad incrementare ulteriormente il livello di corruzione di fronte all’erogazione di enormi somme di denaro in breve tempo.
La tragedia poteva essere prevenuta con progetti di sviluppo a lungo termine ed iniziati per tempo?
L’Africa si sta disintegrando sotto i nostri occhi, depredata del sottosuolo e delle foreste, distrutta dall’Aids, strangolata dal debito e dai banditi ai governi, ulteriormente impoverita dalla fuga dei suoi cervelli migliori.
Le grandi agenzie e le ONG grandi e piccole impegnate nella cooperazione per lo sviluppo dei paesi poveri nella grande parte dei casi hanno perso, sempre che l’abbiano mai avuto, un legame con le comunita’ locali, che in Africa sono l’embrione della societa’ civile.
I progetti di cooperazione sono nella grande maggioranza dei casi preparati a tavolino negli asettici uffici delle organizzazioni internazionali. I nuovi funzionari delle Nazioni Unite e di molte grandi ONG sono dei professionisti della cooperazione, che conoscono meglio gli aeroporti, i grandi alberghi delle capitali e le loro auto climatizzate, piuttosto che avere una lunga esperienza delle popolazioni e dei territori a cui si rivolgono i progetti. Gli esperti mandati da Ginevra o da Roma o da New York passano il loro breve tempo sul campo a scaldare le sedie nei meeting delle ambasciate. Non sanno dove vive la gente.
I nuovi cooperanti sono sempre presenti nei palazzi dove si decidono le priorita’ e si destinano i fondi.
Le comunita’ con le loro istanze sono raramente ascoltate, le loro reali richieste travisate e i loro bisogni spesso indotti.
Il Kenya e’ un paese esemplare per il degrado dello sviluppo e della cooperazione. Nel report 2005 dell’ONU che classifica l’indice di sviluppo umano il Kenya ha perso venti posizioni nel giro degli ultimi anni ed ora staziona al 154 posto al mondo. E pensare che a Nairobi dall’inizio degli anni novanta e’ presente la piu’ grande ed importante sede delle Nazioni Unite al Sud del mondo. Sono presenti un mare di uffici di agenzie ed ONG. Le ambasciate pullulano. Nairobi ha visto crescere a dismisura le sue baraccopoli, da quando gli affitti delle case sono stati calibrati sui salari dei grandi funzionari. La corruzione generata dagli aiuti, in ultimo quelli per l’Aids, ha fatto incrementare potenzialmente le ricchezze di pochi ed esasperato l’abisso tra ricchi e poveri. Il diritto alla salute e’ negato a piu’ della meta’ della popolazione che non ha accesso alle cure mediche perche’ tutta la sanita’ e’ a pagamento.
Noi piccoli e grandi lavoratori della cooperazione dovremmo farci onestamente una domanda “siamo parte del problema, o parte della soluzione?”
Come siamo lontani dal renderci reali portavoce delle istanze e e dei bisogni delle comunita’. Come raramente siamo interpreti di quel mandato di ricerca della giustizia da parte delle comunita’ e societa civili in cui siamo cresciuti, nel Nord del mondo, e a cui siamo legati da un filo sempre piu’ sottile.
Dobbiamo capovolgere la prospettiva, con la nostra testa a sud! E tra cinismo e rassegnazione credere che sia possibile trovare una via di mezzo, una speranza che riassuma professionalita’ e motivazione, obiettivita’ e rispetto, cultura ed esperienza.
Mi viene alla mente il concetto di generosita’ cosi originalmente espresso dal grande sociologo svizzero J.Ziegler “ Ma cos’e’ la generosita’? E’, contemporaneamente, l’emozione generata dal sentimento di rivolta davanti all’oppressione e il desiderio di un mondo migliore”.
[per ulteriori notizie sul "Laboratorio Sud-Nord" organizzato presso l'Università di Bologna www.giovaniemissione.it]
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08/11/2005 0.00.00 by
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