
Lo scorso 19 novembre lo staff del Neema Hospital di World Friends ha effettuato un nuovo
Medical Camp, nella baraccopoli di Mathare Valley, Nairobi, presso il centro delle Suore Missionarie di Charles de Foucauld, che hanno gratuitamente messo a disposizione i loro ambienti per poter effettuare le visite ai pazienti.
Mathare è un agglomerato di baraccopoli situata nella zona nord-est di Nairobi. La popolazione è stimata intorno alle 500.000 persone e lo slum più grande e antico della zona, Mathare Valley, raccoglie da solo circa 180.000 abitanti.
I pazienti visitati sono stati poco più di 100 tra uomini, donne e bamabini.
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Il centro di ACREF, nostro partner storico nello slum di Babadogo, si é riempito di colore recentemente, da quando l'organizzazione ha deciso di decorare in maniera particolare le pareti di alcune sue strutture realizzate con il supporto di World Friends.
Sul lato occidentale del teatro graffiti rappresentanti una ballerina in costume e strumenti musicali della tradizione invadono l'intera parete, identificando chiaramente la funzione di questo spazio.

Ma il teatro è anche sede delle sessioni di fisioterapia che due volte a settimana i medici del Neema Hospital conducono. Per questo motivo i muri adiacenti l'ingresso delle stanze per la fisioterapia riportano immagini inerenti il progetto di World Friends portato avnti in collaborazione ACREF: una madre africana tiene in braccio il proprio figlio disabile e si reca alla sessione quotidiana.
Passato l'ingresso, invece, vi è raffigurata la stessa madre con il figlio, entrambi sorridenti e soddisfatti dell'attività e dei risultati della fisioterapia.
Queste immagini, con i loro significati ed i colori sgargianti, hanno reso il centro di ACREF ancora più accogliente e quindi ancor più punto di riferimento per la comunità locale.
Jacopo Rovarini
World Friends Kenya

World Friends ha lanciato un’indagine sulla disabilità e le sue conseguenze nella baraccopoli di Babadogo, zona nord-est di Nairobi, Kenya.
Impegnata da anni a favore degli abitanti disabili degli slum, World Friends, in collaborazione con l’associazione locale ACREF guidata da Ramadhan, e con l’aiuto di Nicola, una volontaria di origine inglese ma cresciuta in Italia (nella foto), vuole raccogliere dati precisi sulle condizioni di vita della popolazione disabile di Babadogo e i servizi a disposizione in loco.
L’indagine si svolgerà in tre fasi:
1. Mappatura dei servizi dedicati ai disabili in Babadogo e nelle immediate vicinanze;
2. Interviste alle famiglie porta a porta nei 9 villaggi di Babadogo, per aver un quadro preciso delle condizioni di vita e della prevalenza della disabilità tra la popolazione locale;
3. Interviste a famiglie con bambini disabili di nostra conoscenza.
Al termine di questa indagine, World Friends redigerà un rapporto con dati e conclusioni, che saranno la base scientifica per futuri interventi in questo campo.

Prima di iniziare lo studio, Ramadhan, Nicola e Jacopo Rovarini di World Friends Kenya hanno incontrato la responsabile dello slum, Miss Eliza, per informarla dell’attività. Lei stessa, in previsione della Giornata Mondiale del Disabile (3 dicembre), aveva organizzato un incontro (“baraza”) aperto al pubblico con i vari rappresentanti della baraccopoli, a cui ha invitato World Friends e i suoi collaboratori.
Alla fine del baraza, di fronte alle autorità e a decine di persone del villaggio, World Friends ha preso la parola attraverso alcuni suoi collaboratori: Jacinta (nella foto), membro del direttivo di ACREF e responsabile delle sessioni di fisioterapia che lí vengono svolte, ha parlato dello stigma e dell'emarginazione in cui vivono i bambini disabili e i loro genitori, delle possibilità di migliorare le loro condizioni di vita.
Hellen, del Neema Hospital, membro fisso del team che si reca ad ACREF per lae sessioni di fisioterapia 2 volte a settimana, ha parlato dei diversi tipi di disabilità, della loro origine, negando che si tratti di maledizioni o punizioni divine, e dei servizi offerti dal Neema.
Infine hanno parlato due mamme, Mama Jacinta e Mama Collins, che hanno presentato la loro esperienza e invitato tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni a recarsi al centro di ACREF per le sessioni fisioterapiche condotte da World Friends.
Questa attività prevede anche una componente di sensibilizzazione. Il prossimo incontro è stato fissato per il prossimo 3 dicembre, Giornata Mondiale della Disabilità; il 17 dicembre sarà invece proiettato il Documentario “Refuse the stigma”, prodotto da World Friends in collaborazione con Unione Europea, ACREF, CISP e Cultural Video Foundation.
Jacopo Rovarini
World Friends Kenya
Con grande sorpresa stamattina lo staff della sede di World Friends a Nairobi e del Neema hospital hanno trovato la storia di Michael e Veronica su uno dei principali quotidiani del Kenya, il Daily Nation. Michael e Veronica sono i genitori di Patience, la prima bambina nata a Neema con parto cesareo il 12 Settembre 2011, giorno in cui sono iniziate le attività del reparto di Maternità del Ruaraka Uhai Neema Hospital costruito da World Friends.
Sotto riportiamo il testo dell’articolo in versione italiana.
“L’anno scorso, Michael Ochieng e sua moglie Veronica Akinyi hanno perso il loro primogenito 10 minuti dopo la sua nascita. Il loro bambino, John, era sano e pesava 3,5 kg. Per pochi minuti i loro cuori sono stati pieni di felicita’ , brevi minuti seguiti dalla disperazione per la perdita. Michael e Veronica raccontano la loro esperienza: dalla morte del primo figlio alla gioia per la nascita della loro prima bambina.”
Michael: “ Quando ci siamo sposati nel 2007, Veronica aveva appena iniziato il College, quindi non ci sembrava il momento piu’ adatto per avere un bambino e abbiamo aspettato. Quando si e’ laureata, nel 2009, era in attesa del nostro primo figlio. La gravidanza non ha presentato alcuna difficolta’ e non vedevamo l’ora di abbracciare la creatura. Ero cosi’ emozionato! Battevo in rassegna tutti i negozi per l’infanzia, sapevamo che sarebbe arrivato un maschietto. Due giorni dopo la data prevista per la nascita, Veronica ha iniziato il travaglio.
Era di sabato, alle 8 del mattino. Ci siamo immediatamente precipitati ad una struttura sanitaria non lontana dal nostro quartiere, Zimmermann (Nairobi Nord Est), dove Veronica era stata per eseguire le visite pre-parto. Alla sera di sabato, non aveva ancora partorito. Le infermiere dicevano di aspettare la dilatazione e mi hanno convinto ad andare a casa e riposarmi, assicurandomi che entro la mezzanotte sarei diventato papa’. All’una di notte ho telefonato per sentirmi dire che ancora mia moglie non aveva partorito. La domenica mattina, ansioso mi sono recato all’ospedale. Volevo trasferirla in un altro ospedale, ma mi dicevano che non c’era bisogno, che tutto era sotto controllo. Poco dopo un dottore, mio amico, e’ passato a trovarci e mi ha detto che gli operatori sanitari avrebbero dovuto indurre le contrazioni. Ho detto questo alle infermiere ma loro mi hanno risposto che cio’ era rischioso, dato che la struttura non possedeva una sala operatoria per le emergenze.
Lunedi infine le infermiere hanno ceduto e indotto le contrazioni, ma mia moglie era ormai troppo debole per rispondere. Quando mio figlio e’ nato, era talmente debole che non ha pianto. Dalla sala d’attesa ho visto le infermiere correre con maschere di ossigeno. Ho chiesto cosa stesse succedendo ma nessuna di loro mi ha rivolto lo sguardo. Un po’ dopo ho udito il pianto disperato di mia moglie provenire dalla sala parto, mi sono precipitato nella stanza e ho preso in braccio John. Non respirava. E’ stato in vita per soli 10 minuti.
Gli abbiamo dato una degna sepoltura. La morte di nostro figlio ha colpito duramente Veronica, non faceva altro che piangere. Non voleva vedere ne’ parlare con nessuno. Mi sentivo impotente, soffirvo molto per nostro figlio ma cercavo di mostrami forte per lei che l’ha portato in grembo per 9 mesi per perderlo in soli 10 minuti.” [...]
“Dopo 8 mesi dalla morte di John, Veronica mi ha chiesto di portarla all’ospedale perche’ non si sentiva bene. Ha fatto diversi test ed e’ risultata positiva alla gravidanza. Eravamo felici.
Stavolta volevamo essere preparati non volevamo finire in una qualsiasi struttura. Dopo attenta ricerca abbiamo optato per il Ruaraka Uhai Neema Hospital, sulla Thika Rd. Quando a Veronica sono cominciate le doglie eravamo comprensibilmente molto ansiosi. Dopo 8 ore di travaglio, c’era paura di perdere nuovamente il bambino. In breve tempo, il team medico del RU Neema ha suggerito un cesareo di emergenza.” [...]
“Mentre pregavo, e’ giunta la telefonata di congreatulazioni ad annunciarmi che mia figlia era nata. Patience Hawi (Hawi e’ la versione in lingua Luo di grazia, in swahili Neema) e’ nata il 12 settembre di quest’anno, pesava 3.3 kg, dopo 8 ore di travaglio, 8 ore di ansia da parte mia. Il suo nome e’ simbolico. Avremmo potuto chiamarla in onore di una delle nostre madri, ma considerando cio’ che abbiamo passato abbiamo voluto darle un nome che avesse un senso per noi. Hawi in lingua Luo significa grazia/benedizione. Nostra figlia e’ una benedizione e un ricordo costante della pazienza e dell’amore che proviamo l’un per l’altra.”
Veronica: “E’ impossibile descrivere il dolore che ho provato quando nostro figlio e’ morto. Non vedevo l’ora di tenerlo tra le braccia e portarlo a casa. Guardare le infermiere tentare di rianimarlo e fallire e’ stata un’agonia. Stavo li’ sdraiata e impotente mentre mio figlio se ne andava. Ho sentito che Dio non mi amasse, altrimenti come avrebbe potuto permettere che mio figliose ne andasse? Come ha potuto permettermi di portarlo in grembo per 9 mesi per poi portarmelo via?” [...]
“Dopo alcuni mesi mi sono sentita emotivamente pronta per provare ad avere un altro figlio ma dubitavo che questo potesse accadere per via delle mie condizioni di salute. Avevo persino smesso di avere il ciclo. E’ stata quindi una bella sorpresa poi scoprire che ero di nuovo incinta”. [...]
Dopo un travaglio di 8 ore, e’ stato fatto un cesareo di emergenza. Quando mi sono svegliata ho visto gli occhi della bambina piu’ bella al mondo: Patience Hawi. Sono stata ricoverata all’ospedale per una settimana , mentre i dottori monitoravano i miei progressi, ma non mi importava di non essere a casa mia, l’importante era avere mia figlia al mio fianco. Dopo che mi hanno dimessa la nostra casa era un via vai di parenti, amici, vicini e colleghi che condividevano la nostra felicita’. Hawi ora ha due mesi e qualche giorno. John e’ ancora nelle nostre menti ma quando penso a lui non scoppio in lacrime come prima, lo ricordo con passione.
La sua morte ci ha avvicinati alla fede, ma ci ha anche insegnato delle valide lezioni che vorrei condividere con tutti i futuri genitori: non andate in un ospedale qualsiasi! Andate in giro a vedere piu’ ospedali che potete, insistete nel farvi mostrare le loro strutture, fatevi un giro nel loro reparto di maternita’ ed assicuratevi che, in caso qualcosa vada storto, siano attrezzati a fronteggiare un’emergenza. E’ anche importante parlare con altri genitori, chiedere loro in quale ospedale hanno avuto i loro bambini e quale e’ stata la loro esperienza.”
Millicent Mwololo – Daily Nation, mercoledi 16 novembre 2011
Traduzione del testo inglese ed introduzione a cura di Helena Pes – World Friends Kenya