Con grande sorpresa stamattina lo staff della sede di World Friends a Nairobi e del Neema hospital hanno trovato la storia di Michael e Veronica su uno dei principali quotidiani del Kenya, il Daily Nation. Michael e Veronica sono i genitori di Patience, la prima bambina nata a Neema con parto cesareo il 12 Settembre 2011, giorno in cui sono iniziate le attività del reparto di Maternità del Ruaraka Uhai Neema Hospital costruito da World Friends.
Sotto riportiamo il testo dell’articolo in versione italiana.
“L’anno scorso, Michael Ochieng e sua moglie Veronica Akinyi hanno perso il loro primogenito 10 minuti dopo la sua nascita. Il loro bambino, John, era sano e pesava 3,5 kg. Per pochi minuti i loro cuori sono stati pieni di felicita’ , brevi minuti seguiti dalla disperazione per la perdita. Michael e Veronica raccontano la loro esperienza: dalla morte del primo figlio alla gioia per la nascita della loro prima bambina.”
Michael: “ Quando ci siamo sposati nel 2007, Veronica aveva appena iniziato il College, quindi non ci sembrava il momento piu’ adatto per avere un bambino e abbiamo aspettato. Quando si e’ laureata, nel 2009, era in attesa del nostro primo figlio. La gravidanza non ha presentato alcuna difficolta’ e non vedevamo l’ora di abbracciare la creatura. Ero cosi’ emozionato! Battevo in rassegna tutti i negozi per l’infanzia, sapevamo che sarebbe arrivato un maschietto. Due giorni dopo la data prevista per la nascita, Veronica ha iniziato il travaglio.
Era di sabato, alle 8 del mattino. Ci siamo immediatamente precipitati ad una struttura sanitaria non lontana dal nostro quartiere, Zimmermann (Nairobi Nord Est), dove Veronica era stata per eseguire le visite pre-parto. Alla sera di sabato, non aveva ancora partorito. Le infermiere dicevano di aspettare la dilatazione e mi hanno convinto ad andare a casa e riposarmi, assicurandomi che entro la mezzanotte sarei diventato papa’. All’una di notte ho telefonato per sentirmi dire che ancora mia moglie non aveva partorito. La domenica mattina, ansioso mi sono recato all’ospedale. Volevo trasferirla in un altro ospedale, ma mi dicevano che non c’era bisogno, che tutto era sotto controllo. Poco dopo un dottore, mio amico, e’ passato a trovarci e mi ha detto che gli operatori sanitari avrebbero dovuto indurre le contrazioni. Ho detto questo alle infermiere ma loro mi hanno risposto che cio’ era rischioso, dato che la struttura non possedeva una sala operatoria per le emergenze.
Lunedi infine le infermiere hanno ceduto e indotto le contrazioni, ma mia moglie era ormai troppo debole per rispondere. Quando mio figlio e’ nato, era talmente debole che non ha pianto. Dalla sala d’attesa ho visto le infermiere correre con maschere di ossigeno. Ho chiesto cosa stesse succedendo ma nessuna di loro mi ha rivolto lo sguardo. Un po’ dopo ho udito il pianto disperato di mia moglie provenire dalla sala parto, mi sono precipitato nella stanza e ho preso in braccio John. Non respirava. E’ stato in vita per soli 10 minuti.
Gli abbiamo dato una degna sepoltura. La morte di nostro figlio ha colpito duramente Veronica, non faceva altro che piangere. Non voleva vedere ne’ parlare con nessuno. Mi sentivo impotente, soffirvo molto per nostro figlio ma cercavo di mostrami forte per lei che l’ha portato in grembo per 9 mesi per perderlo in soli 10 minuti.” [...]
“Dopo 8 mesi dalla morte di John, Veronica mi ha chiesto di portarla all’ospedale perche’ non si sentiva bene. Ha fatto diversi test ed e’ risultata positiva alla gravidanza. Eravamo felici.
Stavolta volevamo essere preparati non volevamo finire in una qualsiasi struttura. Dopo attenta ricerca abbiamo optato per il Ruaraka Uhai Neema Hospital, sulla Thika Rd. Quando a Veronica sono cominciate le doglie eravamo comprensibilmente molto ansiosi. Dopo 8 ore di travaglio, c’era paura di perdere nuovamente il bambino. In breve tempo, il team medico del RU Neema ha suggerito un cesareo di emergenza.” [...]
“Mentre pregavo, e’ giunta la telefonata di congreatulazioni ad annunciarmi che mia figlia era nata. Patience Hawi (Hawi e’ la versione in lingua Luo di grazia, in swahili Neema) e’ nata il 12 settembre di quest’anno, pesava 3.3 kg, dopo 8 ore di travaglio, 8 ore di ansia da parte mia. Il suo nome e’ simbolico. Avremmo potuto chiamarla in onore di una delle nostre madri, ma considerando cio’ che abbiamo passato abbiamo voluto darle un nome che avesse un senso per noi. Hawi in lingua Luo significa grazia/benedizione. Nostra figlia e’ una benedizione e un ricordo costante della pazienza e dell’amore che proviamo l’un per l’altra.”
Veronica: “E’ impossibile descrivere il dolore che ho provato quando nostro figlio e’ morto. Non vedevo l’ora di tenerlo tra le braccia e portarlo a casa. Guardare le infermiere tentare di rianimarlo e fallire e’ stata un’agonia. Stavo li’ sdraiata e impotente mentre mio figlio se ne andava. Ho sentito che Dio non mi amasse, altrimenti come avrebbe potuto permettere che mio figliose ne andasse? Come ha potuto permettermi di portarlo in grembo per 9 mesi per poi portarmelo via?” [...]
“Dopo alcuni mesi mi sono sentita emotivamente pronta per provare ad avere un altro figlio ma dubitavo che questo potesse accadere per via delle mie condizioni di salute. Avevo persino smesso di avere il ciclo. E’ stata quindi una bella sorpresa poi scoprire che ero di nuovo incinta”. [...]
Dopo un travaglio di 8 ore, e’ stato fatto un cesareo di emergenza. Quando mi sono svegliata ho visto gli occhi della bambina piu’ bella al mondo: Patience Hawi. Sono stata ricoverata all’ospedale per una settimana , mentre i dottori monitoravano i miei progressi, ma non mi importava di non essere a casa mia, l’importante era avere mia figlia al mio fianco. Dopo che mi hanno dimessa la nostra casa era un via vai di parenti, amici, vicini e colleghi che condividevano la nostra felicita’. Hawi ora ha due mesi e qualche giorno. John e’ ancora nelle nostre menti ma quando penso a lui non scoppio in lacrime come prima, lo ricordo con passione.
La sua morte ci ha avvicinati alla fede, ma ci ha anche insegnato delle valide lezioni che vorrei condividere con tutti i futuri genitori: non andate in un ospedale qualsiasi! Andate in giro a vedere piu’ ospedali che potete, insistete nel farvi mostrare le loro strutture, fatevi un giro nel loro reparto di maternita’ ed assicuratevi che, in caso qualcosa vada storto, siano attrezzati a fronteggiare un’emergenza. E’ anche importante parlare con altri genitori, chiedere loro in quale ospedale hanno avuto i loro bambini e quale e’ stata la loro esperienza.”
Millicent Mwololo – Daily Nation, mercoledi 16 novembre 2011
Traduzione del testo inglese ed introduzione a cura di Helena Pes – World Friends Kenya