Una nostra volontaria, Sara, è appena arrivata nella sede di Nairobi di World Friends. Le sue prime impressioni, con la promessa di risentirci presto!
Finalmente, dopo un po’ di tempo che desideravo farlo, sono arrivata nella sede World Friends di Nairobi, per potere avere anche io, in un certo senso proprio “materialmente”, la testa a sud! Così mi sono trovata in una città piena di contraddizioni e di disequilibri, una città che nel centro si camuffa da capitale europea, ma che nelle periferie presenta scenari che è difficile individuare a prima vista come insediamenti umani.
La mia prima mattinata è incominciata con una visita al Neema Hospital: si arriva qui dopo aver percorso una strada polverosa e caotica ed aver respirato un po’ di confusione ed aria inquinata da un traffico troppo intenso, segnale di una città che è cresciuta troppo in fretta senza che le infrastrutture venissero adeguate all’aumento della popolazione. Entrati nel cortile del Neema lo scenario cambia, quasi come se si arrivasse in un’oasi: giardini curati, edifici piccoli ed accoglienti collegati da portici, stanze ben pulite…e soprattutto pazienti in attesa del proprio turno e personale che si impegna per poter offrire loro il miglior servizio che la struttura può garantire. Nei giorni successivi, invece, ho avuto la possibilità di andare alla baraccopoli di Babadogo prima presso Acref, il centro culturale promosso da World Friends dove gli adolescenti di quest’area possano sviluppare i loro talenti, soprattutto in ambito artistico attraverso il canto, la danza ed il teatro e poi in visita alle donne che partecipano ad Afema, il progetto di microcredito rivolto alle madri di bambini disabili che vivono in baraccopoli. L’idea più comune è forse quella che porta ad immaginare i poveri come persone che vivono nella rassegnazione e nella disperazione, ma se si va oltre a questo preconcetto si possono vedere tra le vie polverose e le abitazioni della baraccopoli un brulicare di attività messe in atto da persone che desiderano migliorare la propria condizione. Ecco, ciò che World Friends si propone di fare è cercare questi fili di energia, come fili d’oro nelle rocce, per dare alle persone animate dalla voglia di vivere in un modo diverso dall’unico possibile nella realtà dura e drammatica nella quale si trovano (certo non per una loro scelta!) gli strumenti per realizzare in atto i propri desideri.
Sembrano essere soprattutto le donne di queste aree a darsi da fare per costruire un futuro più dignitoso per sé e per i propri figli; alcune di loro in questi giorni con tanta generosità e tanta gratitudine (loro e mia) mi hanno accolta nelle loro “case” in cui anche quando c’è una poltrona loro non vi si siedono, perché quel posto è per un uomo che, da come esse non ne parlano quando raccontano della loro famiglia, a casa non c’è mai, ma mi hanno parlato con molto orgoglio e anche a volte con commozione dei loro diversi lavori, dal tingere i tessuti al confezionare vestiti a vendere cibo .
La parola chiave per riassumere queste diverse esperienze, il Neema, Acref ed Afema potrebbe essere “attenzione”: l’attenzione a fare il bene al meglio, nella quotidianità, passo dopo passo, sapendo che ogni giorno si possono trovare ostacoli che se vengono superati diventano un tassello per arrivare sempre più lontano.
Appare allora come passo naturale che la prossima sfida, il prossimo sogno da realizzare sia quello di poter stare vicino il più possibile alle donne e ai loro bambini nel momento più bello ma nel quale anche sono più vulnerabili, la gravidanza e il parto…la maternity! Speriamo che anche questo progetto possa essere realizzato presto e al meglio!!!
Sara Angela Beretta
Volontaria WF