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Ricordo di un uomo coerente, di un santo moderno

 
“Allora Gino viene a vedere la partita stasera?” mi chiede uno dei miei figli, mentre gli sta preparando la sua solita poltrona sotto la lampada per leggere, e vicino al televisore. “No, Gino e’andato in Italia ieri, per fare delle cure. Poi tornera’.”
Una mattina dello scorso settembre ho avuto il triste compito di leggere la radiografia del torace di Gino e poi la TAC. Considerando lo stretto legame tra quel tipo di tumore, il mesotelioma, e l’ambiente della discarica e delle baracche di Korococho,  in quell’istante ho capito ancora piu profondamente il sacrificio e la coerenza di Gino.  
 
Lo incontrai per la prima volta nel ’94, davanti alla grande discarica del Mukuru. P. Alex mi aveva chiesto di iniziare un piccolo pronto soccorso per i lavoratori che raccoglievano rifiuti. Gino stava insegnando loro la raccolta differenziata ed organizzandoli in cooperativa. Uno dei tanti doni speciali di Gino: la capacita’di mettere insieme le persone, di ascoltare le ragioni dell’uno e dell’altro, di far prevalere il dialogo. Lui, laico, uomo libero, umile, ha dato l’esempio sia ai missionari religiosi sia a noi laici. Dieci anni fa, conscio della gravita’dell’epidemia di HIV/Aids e della perdita di valori tra i giovani delle baraccopoli, ci ha coinvolto nel programma Education For Life. Come World Friends insieme a George Otieno ne abbiamo visto il nascere ed il progressivo sviluppo fino a diventare il piu’importante programma di educazione sanitaria delle scuole delle baraccopoli di Nairobi. Gino ne e’stato sempre l’anima e la guida instancabile fino all’ultimo.
 
Guardando a lui come cristiano autentico, non riesco a collocarlo nella Chiesa dei nostri tempi, ma penso che  le guide spirituali delle prima comunita’ cristiane, quelle degli Atti degli Apostoli, dove la poverta’ e la coerenza di vita erano priorita’ per essere fedeli al Vangelo, fossero uomini come Gino.
 
Come tante altre volte, in una sera di circa un anno fa, arrivo’a casa nostra per trascorrere qualche momento insieme, in famiglia. Condivedere la cena, divertirsi davanti ad una partita. Sereno, mi fece vedere un libro che aveva apprezzato molto e che mi lascio’da leggere. “La morte amica” , scritto da una psicologa francese, che ha passato la vita ad assistere malati terminali. Il libro e’rimasto dimenticato nella mia libreria. L’ho ritrovato pochi giorni fa. Ho iniziato a sfogliarlo. Ho trovato il nome Gino scritto  sulla pagina bianca del retro della copertina ed ho cominciato a laggere tutte le parti sottolineate da lui.
E’un dono prezioso, che conservero’ per sempre. Lui uomo del dialogo, malato di cancro , sottoposto a cure palliative (“pallium” : manto) ha sottolineato questa sura del Corano “Che la tenerezza ti ricopra, tu, l’altro, come un manto” . E terminando questa memoria per quello per me e’stato come un fratello maggiore, vorrei ancora citare le parole di un paziente terminale che Gino ha sottolineato “La vita si da’a chi l’abbraccia stretta. Non abbiate paura di niente, vivete! Vivete tutto cio’che si presenta, perche’tutto, tutto e’dono di Dio – C’era il dolore, certo, ma c’era anche dolcezza, spesso una tenerezza infinita. Stavo scoprendo che lo spazio-tempo della morte e’, per chi accetta di entrarci e di guardare al di la’dell’orrore, un’occasione indimenticabile di intimita’ “.
 
Gianfranco Morino, medico di World Friends.
Nairobi, 8 dicembre 2008