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La mortalità materno-infantile

La mortalità materno-infantile in Africa

Ogni anno, nel mondo, più di 500.000 donne muoiono dando alla luce un bambino, a causa di complicanze durante la gravidanza o al momento del parto, spesso eseguito senza alcun tipo di assistenza, in condizioni igieniche critiche e in strutture sanitarie fatiscenti o inadeguate.

In questo ambito, l’Africa subsahariana detiene un triste record: 1 mamma su 16 (6%) rischia di morire per cause legate alla maternità; nei paesi industrializzati, il rapporto è di 1 a 3.800 (0.02%) (dati: Unicef).
Le cause sono tante: mancanza di servizi e di personale sanitario adeguato, cure troppo costose, gravidanze precoci, impossibilità di controlli prenatali, assenza di diagnosi e di assistenza al momento del parto… Le conseguenze sono drammatiche: le mamme rischiano gravi complicazioni che possono portare all’invalidità, ad infezioni, alla contaminazione del feto, alla morte, propria e del nascituro.

L’area in cui World friends opera comprende le baraccopoli di Nairobi, Kenya, nella zona Nord Est della capitale africana (slum di Babadogo, Huruma, Kariobangi, Mathare Valley-Eastleigh, Kahawa, Soweto Korogocho) considerate tra le zone di maggior degrado sociale della città, e nella zona Sud-Ovest (baraccopoli di Kibera).
Queste aree hanno una popolazione di circa 1.700.000 abitanti, in maggioranza al di sotto della soglia di povertà, con un reddito medio pro-capite di 20€ al mese. La disoccupazione è pari al 80%. La metà della popolazione ha meno di 15 anni. Criminalità e prostituzione di sopravvivenza sono largamente diffuse. La prevalenza dell’HIV è del 15-20%.
 
Sono zone caratterizzate da una grave carenza di strutture sanitarie e di servizi di prevenzione, diagnosi e cura adeguati e accessibili alla popolazione più povera. La malattia è una condizione permanente per la popolazione degli slum, che influenza una gran parte della vita sociale ed economica delle famiglie, delle comunità e, per estensione, del paese.
Rispetto alla tendenza nel resto della città e del paese, l’accesso ai servizi di salute riproduttiva negli slum di Nairobi Nord Est è molto scarso: solo il 15% delle strutture sanitarie presenti offre assistenza ostetrica di base e solo il 35% delle nascite è assistito da personale qualificato.
La mortalità materna in baraccopoli (590 per 100.000 nel 1998) è più alta che in ogni altra regione del Kenya; il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni (156 morti ogni 1000 bambini, pari al 15,6%) è più alto di quello di ogni altro insediamento urbano in Kenya, e mentre la prevalenza dell’AIDS sta diminuendo a livello nazionale, negli slum di Nairobi le adolescenti e le donne sono ancora fortemente vulnerabili con il 30% delle donne tra i 20 ed i 24 anni positivo all’infezione (dati: World Friends).

La ridotta assistenza al parto e lo scarso accesso ai servizi ostetrici essenziali sono fattori cruciali che contribuiscono all’alta mortalità materno fetale negli slum. La mancanza di accesso a programmi comunitari di IMCI (trattamento integrato delle patologie pediatriche) e ai programmi di vaccinazione, l’assenza di centri medici di riferimento dove personale qualificato sia in grado di trattare complicanze mediche gravi, sono tra le prime cause dell’alta mortalità infantile nelle baraccopoli.
Il momento del parto è particolarmente critico anche per il rischio di complicanze immediate e tardive. In particolare l’assenza o l’errata assistenza al parto favorisce la diffusione di disabilità secondaria a complicazioni perinatali che si aggiunge alla disabilità dovuta a traumi o esiti di malattie infettive.

In questo scenario sconfortante, la buona notizia è che la maggior parte delle morti o dei casi di invalidità procurate da gravidanze e parti non assistiti potrebbe essere facilmente evitata: basterebbe un personale medico adeguatamente formato, semplici strumenti tecnologici per la diagnosi pre-parto, un servizio sanitario di base per la salute riproduttiva delle donne, interventi salvavita in caso di gravi complicanze. C’è infatti una stretta correlazione, in Africa subsahariana, tra lo scarso numero di personale ostetrico addestrato e l'elevato tasso di mortalità materna.
 
L'assistenza prenatale è un cardine dei servizi per una maternità sicura, in quanto aiuta la donna a identificare i rischi potenziali e a pianificare una gravidanza consapevole. Dal 1990 si sono registrati sviluppi in questo settore anche nei paesi dell’Africa subsahariana, dove più di due terzi delle gestanti riceve almeno una visita prima del parto (dati: Unicef).
Ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovrebbero essere almeno quattro le visite prenatali nell'arco di una gravidanza, per considerare la maternità davvero sicura.
Le cause della mortalità materna sono diverse a seconda della situazione contingente, per questo motivo anche le risposte devono essere adattate alla situazione locale. In Africa l'emorragia è la principale causa di decesso tra le donne in gravidanza; a seguire ci sono le infezioni, soprattutto da HIV/AIDS, spesso fonte di mortalità nella gravidanza e nel parto.
Anche le gravidanze precoci, alquanto frequenti nel continente africano, sono alla base di decessi o handicap per le giovani donne e per i loro bambini. 

Le foto pubblicate in questa pagina sono di Enrico Minasso e fanno parte del Calendario World Friends 2010.