Adozioni Sanitarie 2009: visitati 210 pazienti
06/07/2009
Si è appena conclusa una nuova missione del dr. Melotto nell'ambito del progetto "Adozioni Sanitarie"

Si è appena conclusa la nuova missione del Dr. Antonio Melotto, chirurgo ortopedico di World Friends, nell’ambito del progetto “Adozioni Sanitarie”.
I numeri sono da capogiro: in 18 giorni sono stati visitati 210 pazienti, di cui 83 presso le strutture del Neema Hospital. 32 sono stati operati all’ospedale di Mbagathi, quasi tutti bambini.
È lo stesso Dr. Melotto a raccontarci le storie di alcuni piccoli protagonisti di questa missione.
La storia di Mary, Brian e Victor

Nei 18 giorni di missione, ho visitato 210 pazienti, tra cui 32 bambini che necessitavano l’intervento chirurgico, perché affetti dalle patologie più disparate: paralisi cerebrale infantile, piedi torti (qui a lato una radiografia), esiti di poliomielite o di ustioni con cicatrici retraenti… Tutte conseguenze di traumi o malattie che non è stato possibile curare tempestivamente, a causa della povertà di queste famiglie e, di conseguenza, dell’abbandono in cui vivono questi bambini.
Mary ha 9 anni, viene dal “bush”, cioè da una piccola città che si chiama Kinangop, a nord di Nairobi. Non ha più il padre e con sua madre ora vive nella baraccopoli di Kahawa, zona nord-est della capitale keniana. Non è mai andata a scuola: speriamo di riuscire a coinvolgerla nei progetti di World Friends e garantirle una adeguata educazione scolastica.
Ho operato Mary per un grave piede torto che non le permetteva di camminare correttamente:
se non fossimo intervenuti, le avrebbe causato gravi conseguenze anche all'arto sinistro.
Ora porta il gesso e ne porterà altri in sequenza, assistita dal personale del Neema Hospital. Fino a novembre, quando le dovremo confezionare le scarpe ortopediche per una completa guarigione.
Brian, invece, 5 anni, era stato operato lo scorso anno, ma poi non si è più presentato ai controlli operatori. Era portatore di un grave piede torto bilaterale, ma fu possibile operare solo il piede sinistro, perché al destro era presente una brutta infezione che non permetteva l’intervento.
Dopo l’operazione non si è più presentato ai controlli post-operatori: purtroppo succede in questi ambienti socialmente degradati, soprattutto in assenza di un adulto che possa prendersi cura al 100% del piccolo paziente. Brian, infatti, è orfano di entrambi i genitori, e ora vive nello slum di Kariobangi con l’anziana nonna.
Non avendo seguito le cure, si presentato quest’anno con una recidiva della malformazione: credo di operarlo nella prossima missione di novembre, ma
stavolta lo tratterremo in ospedale, se possibile al Neema, per evitare nuovi spiacevoli inconvenienti.
Victor è un ragazzo di 14 anni, ha perso entrambi i genitori e vive nello slum di Korogocho con uno zio. Non va a scuola, in passato l’ha frequentata solo saltuariamente. Come tanti ragazzi della sua età, si arrangia recuperando oggetti e materiale riciclabile dalla collina del Mukuru, la discarica dove convergono i rifiuti della città.
L’ho operato alla gamba per
una osteomielite della tibia, un’infezione che con il tempo, se non curata, porta alla distruzione dell’osso, con conseguenze che si possono ben immaginare…
A tutti i pazienti ho impostato la rieducazione motoria, che verrà poi eseguita in baraccopoli da un gruppo di operatori locali: o in una baracca adibita a palestra o a domicilio, quando possibile.
La speranza è che presto il Neema possa ospitare la degenza e il recupero fisico di queste persone, per evitare, come nel caso del piccolo Brian, di perdere i benefici del primo intervento.