Giornata Internazionale delle Mutilazioni Genitali

mutilaz genit.Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono un fenomeno vasto e complesso, molto difficile da comprendere e su cui intervenire. Si tratta infatti di pratiche tradizionali, diverse da un’etnia all’altra ma tutte basate su interventi molto cruenti sugli organi genitali esterni femminili. Bambine, ragazze e donne che le subiscono devono affrontare, oltre allo shock psicologico, rischi gravi e irreversibili per la loro salute, immediati e di lungo termine.

Si tratta di una vera violazione dei diritti delle donne, un esercito, visto che le ultime stime parlano di circa 125 milioni di donne.
La maggior parte si trovano in 29 Paesi africani, mentre una quota decisamente minore vive in paesi a predominanza islamica dell’Asia. L’incidenza varia da un paese all’altro, si passa dal 90% di alcuni stati del Corno d’Africa (Gibuti, Somalia, Eritrea), Egitto e Guinea al 1-4% del Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun e Niger.

Il Kenya è uno dei paesi dove l’incidenza è intorno al 30-40% con un picco massimo del 90% tra i Maasai. Per i Masai con questo taglio si diventa “donna”. Così -come in molte altre etnie – le MGF segnano un passaggio, il passaggio dall’infanzia all’età adulta, in un rituale tramandato da secoli. Questa “naturalizzazione” della procedura rende molto difficile ogni tentativo di mettervi fine, sia a livello individuale che collettivo.

Nel 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha emanato una risoluzione sull’eliminazione delle mutilazioni genitali. Negli anni sono dunque stati compiuti importanti progressi su questo fronte e 24 dei 29 Paesi dove si concentravano maggiormente le mutilazioni genitali femminili hanno promulgato una normativa contro questa pratica, ma la strada è ancora lunga.

In Kenia e Tanzania ci sono stati dei grandi passi avanti e grazie allo sviluppo di un Rito di Passaggio Alternativo oltre 8mila ragazze sono scampate alla morte, alle ferite e al matrimonio precoce.

Anche in Europa, Australia, Canada, Stati Uniti, si registrano molti casi, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia sud-occidentale, pratiche totalmente illegali e gestite nella più assoluta segretezza per cui è molto difficile valutarne l’effettiva diffusione.