06 Feb 2019

Mutilazione genitale femminile: cos’è, perchè viene praticata, quali danni comporta

Nella Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili è importante far conoscere come e perchè queste pratiche continuano a essere perpetrate in molte società, compresa quella keniota.

La mutilazione genitale femminile (MGF) include procedure che alterano intenzionalmente, comportano la rimozione parziale o totale o provocano lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche.

Le procedure non portano alcun beneficio per la salute di bambine e donne, ma possono di contro causare gravi emorragie, problemi ginecologici, mestruali, urinari, comparsa di cisti e infezioni, favorire la diffusione di malattie come l’HIV/AIDS, così come complicanze nel parto e l’aumento del rischio di morte neonatale.

Più di 200 milioni tra bambine e donne (la maggior parte delle mutilazioni genitali sono per lo più eseguite tra l’infanzia e i 15 anni) hanno attraversato questo calvario nella loro vita. In Kenya, nonostante la proibizione della legge sulle mutilazioni genitali femminili, secondo l’UN Women il 21% delle donne sperimenta o ha sperimentato la mutilazione genitale (http://evaw-global-database.unwomen.org/fr/countries/africa/kenya). Questo dato è particolarmente alto nelle comunità Maasai, dove è il 73,2% delle donne a subire la mutilazione genitale femminile.

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Queste pratiche sono estremamente dolorose per le ragazze, sia mentalmente che fisicamente. Oltre al dolore e alle gravi conseguenze sulla salute della donna, la probabilità che insorgano problemi psicologici di lunga durata, specialmente se le pratiche vengono intraprese durante l’età della pubertà, è molto alta. Inoltre le pratiche sono tradizionalmente effettuate al di fuori delle strutture sanitarie da leader rituali tradizionali, senza formazione medico-sanitaria, aumentando il rischio di complicanze.

Purtroppo, in molti contesti le mutilazioni genitali femminili sono norme sociali a tutti gli effetti. All’interno di alcune comunità keniote, per esempio, la circoncisione è riconosciuta come un rito di passaggio dall’infanzia all’età adulta ed è considerata fondamentale. In alcune culture si crede che se una ragazza non viene circoncisa non troverà un marito, di conseguenza la pressione sociale per conformarsi a ciò che gli altri fanno, così come la necessità di essere accettate socialmente e il timore di essere rifiutate dalla comunità, diventano motivazioni fortissime per il perpetuare della pratica e per l’accettazione inconscia delle ragazze a cui viene praticata.

La consapevolezza sull’argomento dovrebbe essere sollevata non solo tra le ragazze, ma anche tra i ragazzi, in modo che siano consapevoli dei problemi che una tale pratica potrebbe portare alle donne e che il matrimonio sia possibile anche senza circoncisione.