22 Giu 2020

La forza di Ippocrate – 11

ippocrate

Nairobi, 21 giugno.

Troppo bianchi

Troppo bianchi anche per il COVID-19. In molte regioni dell’Africa le persone con albinismo vivono in villaggi-ghetto, sia perché reietti dalla comunità sia perché mettendosi insieme riescono a difendersi da attacchi e violenze. In questi mesi sono stati anche incolpati di diffondere il Coronavirus ed ulteriormente emarginati durante il lockdown.

L’albinismo è una condizione ereditaria caratterizzata da mancanza di melanina da cui la pelle chiarissima, i capelli bianchi, l’estrema sensibilità alla luce e gravi problemi di vista. Entrambi i genitori devono essere portatori del gene recessivo perché si possa manifestare nei figli. In Europa e in Nord America una persona su 20.000 può essere affetta da albinismo, in Africa il tasso è molto più alto, come in Tanzania dove è di uno su 1400 abitanti. Con le misure di contenimento e di lockdown per il Coronavirus non possono andare ai dispensari a rifornirsi di creme solari ad alta protezione, che sono vitali perché senza la difesa della melanina il rischio di sviluppare tumori della pelle è altissimo riducendo l’aspettativa di vita a 40 anni. In tutta l’Africa Sub-Sahariana vi sono credenze tradizionali sulle persone con albinismo che sono contraddittorie. Da una parte sono considerate come esseri magici, dei fantasmi, con il sangue di un diverso colore, quasi immortali. Dall’altra parte sono emarginate e perseguitate e conducono spesso una vita in fuga che la pandemia di COVID-19 ha solo rafforzato. In alcune comunità i neonati con albinismo sono eliminati alla nascita. I bambini sono bullizzati ed è frequente l’abbandono scolastico anche per i problemi di vista. Il contrasto tra esseri taumaturgici ed esseri maledetti è sempre presente. In determinate zone della Tanzania e del Malawi vengono cacciati ed uccisi. E le parti del corpo come i capelli, gli arti, i genitali sono vendute. Ne vengono fatte delle pozioni per assicurare benessere, potere e buona sorte. Il commercio è estremamente lucroso ed i possibili guadagni enormi. Come riporta Under the Same Sun, un’organizzazione civile in difesa delle persone con albinismo, vengono pagati anche fino a 75mila dollari per un corpo intero. Il rischio cresce nei periodi elettorali con coinvolgimento dei politici per via della credenza che tali pozioni portino fortuna nelle elezioni. Il Witchdoctor, lo stregone, dice di quale parte del corpo si ha bisogno, poi c’è chi identifica il villaggio con la presenza di una persona albina, e c’ è chi lo caccia ed uccide. Nell’identificazione della persona con albinismo, nascosta nel villaggio, sono a volte coinvolti come delatori i membri della comunità o della stessa famiglia. Con la loro pelle bianchissima, con il loro essere diversi, sono visti come portatori di una maledizione contagiosa e la pandemia di COVID-19 non è che un’altra via per perpetuare questa superstizione. In questi mesi se visti in strada sono chiamati “Corona!”, come un insulto perché ritenuti tra i responsabili della trasmissione del virus.

Il 13 giugno si è celebrata con il tema Made of Shine, “esseri di luce”, la Giornata Mondiale dell’Albinismo contro lo stigma e la discriminazione. Ci sono famiglie che accettano la condizione genetica e proteggono i propri cari ed abbiamo esempi di personalità con albinismo che ricoprono importanti ruoli in tutti gli ambiti sociali. Il ruolo della società civile è di promuovere organizzazioni non-governative che lottino per i diritti delle persone con albinismo contro la superstizione e le violenze.