14 Mar 2019

Una giornata in ricordo del dottor Alfio Gennaro attraverso le parole del suo libro: “Le radici del Baobab”

Oggi parliamo di Alfio Gennaro, un medico coraggioso scomparso qualche anno fa e che ha fatto del suo impegno in Africa la sua missione di vita. Le sue preziose memorie e la sua eredità tutta, di attenzione e dedizione nei confronti dei più bisognosi del continente africano, sono contenute nel suo libro “Le radici del Baobab”, pubblicato da Edizioni La Zisa e presentato sabato 6 aprile, alle ore 16 e 30, presso la sala proiezioni dell’Istituto salesiano don Bosco Ranchibile di via Libertà 199, a Palermo.

La giornata in ricordo di Alfio inizierà con la proiezione del documentario “La sua Africa” realizzato da Vittorio Brusca e Filippo Gennaro. A seguire, la presentazione alla presenza delle figlie e del giornalista Davide Romano della riedizione del suo libro “Le radici del baobab”.

“Mi ha spinto a scrivere il bisogno di comunicare le emozioni che tante volte, nei giorni trascorsi in Africa, mi hanno scosso l’animo, nel bene e nel male. Sensazioni difficilmente esprimibili sulla carta, ma sicuramente scolpite nel cuore di chi, almeno una volta, si è trovato in quelle terre lontane. Ho sentito il bisogno di quei tanti uomini, neri o bianchi che siano, conosciuti nel mio vagabondare sulle piste africane, uomini e naturalmente anche donne, che hanno dedicato interamente la loro vita a questa terra che quasi sempre li ha ripagati offrendo loro il fascino dei suoi “ritmi d’amore”. Ricorderò proprio questi uomini e le situazioni in cui li ho conosciuti, ma principalmente cercherò di capire io stesso, mentre ve ne parlo, il segno che hanno lasciato nel mio animo. Cercherò di scoprirlo insieme a voi…”.

In occasione della riedizione del suo libro, la famiglia di Alfio Gennaro ha deciso di devolvere come donazione parte dei proventi del libro a World Friends, in particolare al programma Safe Motherhood (https://www.world-friends.it/it/news/educazione-e-formazione-news/uno-sguardo-vicino-al-progetto-safe-motherhood/), un’iniziativa sviluppata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in collaborazione con molti partner, tra cui le Nazioni Unite (United Nations Populations Fund, UNFPA) e diverse ong, con lo scopo di promuovere la salute riproduttiva delle donne e di tutelare la maternità sicura e responsabile.

Nello specifico, il programma Safe Motherhood mira a garantire che tutte le adolescenti possano conoscere e avere accesso a informazioni, educazione, supporto, servizi e cure necessarie nell’ambito della salute riproduttiva. L’obiettivo principale è quello di sviluppare strategie che rendano le adolescenti consapevoli del proprio corpo e di come averne il controllo, in modo da raggiungere un livello di salute ottimale. Il target del programma sono le ragazze e i ragazzi delle scuole primarie che vivono negli slum di Nairobi. Le tematiche affrontate negli incontri in classe spaziano dall’anatomia e fisiologia dell’apparato riproduttivo femminile, ai cambiamenti che avvengono con l’adolescenza, a tutte quelle tematiche legate a sesso, sessualità e attività sessuale, specialmente durante l’adolescenza, a come affrontare una gravidanza; a quali sono le infezioni/malattie sessualmente trasmissibili, come HIV e AIDS. Tutti i temi sono trattati in un’ottica di prevenzione.

Alfio Gennaro, palermitano, medico specialista ginecologo, esperto di etnoantropologia africana e medicina tropicale, ha viaggiato per tutta la sua vita in Africa, nelle regioni più remote, venendo a contatto con le tribù più primitive. Ha collaborato con il Touring Club Italiano e il Touring Club Suisse rispettivamente per l’aggiornamento di “Africa facile e no” e “Transafrique”. In occasione della Medivacanze 1984 ha allestito una mostra etnologica e presentato alcuni documentari cinematografici di suoi viaggi africani. Presso il Laboratorio d’If in collaborazione con Lega Ambiente e Cooperazione Internazionale Sud Sud ha presentato i cortometraggi “L’inquinamento del fiume Athi” e “L’Occidente inquina l’Africa (Kenia 1987)”. Ha concluso la sua esistenza lavorando in Africa, negli ultimi anni, per Medici senza frontiere.