27 Set 2016

Uno sguardo da vicino al progetto Safe motherhood

Intervista a Agnes Onzere

Il progetto “Safe Motherhood ”(SMP) è un progetto di prevenzione che promuove la maternità sicura con l’obiettivo di garantire agli adolescenti che vivono negli slum di Nairobi la possibilità di accedere a informazioni, supporto, servizi e cure necessarie nell’ambito della salute riproduttiva. Agnes Onzere, operatrice sul campo impiegata nel progetto da quasi 3 anni, condivide con noi la sua esperienza…

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Raccontaci qualcosa di più sul progetto di maternità sicura:

E’ un progetto che si concentra sulla creazione di consapevolezza attraverso sessioni informative e di consulenza psicologica rivolte a giovani di età compresa tra 10-18 anni, durante le ore scolastiche. I beneficiari sono ragazzi residenti negli slum di Kahawa, Mathare, Babadogo, Huruma, Mathare, Kariobangi e Soweto. Inizialmente, era stato pensato come progetto indirizzato soprattutto alle ragazze, ma con il tempo, mi sono resa conto che era altrettanto importante per i ragazzi, per fare in modo che entrambi siano consapevoli dei cambiamenti che avvengono nel corpo umano soprattutto negli anni dell’adolescenza. Estendere questo programma ai ragazzi ha dato risultati positivi, erano molto confusi sui temi della sessualità e della salute riproduttiva; ora invece sono in grado di prendere decisioni informate e consapevoli”.

Come indirizzi la tua esperienza da infermiera nell’ambito del progetto?

Ricorro alle mie conoscenze tecniche per cercare di raggiungere questi ragazzi nella maniera più diretta possibile. Parte di questo progetto prevede un sistema di assistenza sanitaria presso il Ruaraka Uhai Neema Hospital per i ragazzi che si ammalano. Ho così modo di utilizzare le mie competenze di infermiera per entrare in maggiore confidenza con tutti i ragazzi che vengono assistiti. Per esempio, molti di loro hanno contratto infezioni del tratto urinario e si vergognano di parlarne con altre persone… quando vengono e si aprono con me in modo confidenziale io sono capace di occuparmi di questi casi con la massima riservatezza e professionalità.”

Qual è la parte del tuo lavoro, nell’ambito del progetto, che ti rende maggiormente orgogliosa?

“Direi che vedere questi giovani crescere e diventare ragazzi capaci di aprirsi e parlare senza timore dei problemi che devono affrontare è una cosa veramente soddisfacente. E poi i risultati si vedono… per esempio, nel 2014, diverse ragazze erano rimaste in cinta e hanno dovuto lasciare la scuola, mentre nel 2016 nessuna ragazza è rimasta incinta. Questo dimostra che le mie sessioni danno i loro frutti e le mie parole vengono veramente ascoltate e aiutano gli alunni a capire e conoscere le conseguenze dei rapporti sessuali”.

In che modo questo progetto influenza le vite dei ragazzi?

“La conoscenza di sé stessi è fondamentale per ognuno di noi. Attraverso le mie sessioni capiscono come stanno cambiando i loro corpi e ricevono risposte alle domande che hanno; capiscono che la fase adolescenziale è uno dei momenti più importanti della vita e imparano ad apprezzarsi. Questa conoscenza li aiuta a prendere decisioni informate anche in assenza di un adulto. Il progetto Safe Motherhood mira ad aiutare questi ragazzi non solo durante la loro vita scolastica ma soprattutto per il futuro.”

Quali sono i principali risultati di questo progetto?

“Uno che vorrei sottolineare è la storia di una ragazza orfana di 13 anni che vive con l’HIV. Lei aveva sempre vissuto in un guscio, per due anni, ha vissuto con una infezione delle vie urinarie, semplicemente perché non aveva i mezzi per ottenere i medicinali. Ho subito notato che non stava bene e così ho deciso di dedicare gli ultimi minuti della lezione per portare avanti colloqui privati con chi ne avesse bisogno. Un amico l’ha dovuta quasi “trascinare” fino alla mia scrivania. Ho ascoltato la sua storia e mi ha descritto i sintomi di cui soffriva… L’ho portata al Ruaraka Uhai Neema Hospital dove è stata sottoposta a diversi controlli e ha ricevuto i medicinali di cui aveva bisogno. Dopo poche lezioni, ho notato come stava guadagnando autostima e in pochissimo tempo è diventata una delle allieve più attive della classe. Gli insegnanti mi hanno anche informato che la sua performance e la salute erano notevolmente migliorate. Vedere questi ragazzi crescere e imparare ad affrontare la vita in modo migliore è una cosa che mi rende veramente felice.

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